Ciclone Harry, il cambiamento climatico ha aumentato l’intensità dei venti del 15%
«Il ciclone Harry è stato una prova di stress significativa per la resilienza dell’Italia al cambiamento climatico. Le precipitazioni estreme e i forti venti hanno imposto la chiusura degli aeroporti, interrotto le reti di trasporto, danneggiato le infrastrutture costiere e causato blackout elettrici. Per alcune comunità, la ripresa richiederà anni e costerà milioni. Questo evidenzia la crescente vulnerabilità della regione mediterranea ai cicloni invernali intensi, un problema destinato a peggiorare se non affrontiamo l’inquinamento da combustibili fossili». A parlare è Tommaso Alberti, ricercatore dell’Ingv nonché uno degli scienziati che nel 2023 hanno lanciato il progetto ClimaMeter, finanziato dall’Ue dal Centre national de la recherche scientifique (Cnrs). Presso il centro francese svolge attività di ricerca Davide Faranda, che spiega: «La scala della distruzione causata dal ciclone Harry è estesa e ha colpito infrastrutture costiere, abitazioni e sistemi di trasporto. Allo stesso tempo, l’emissione tempestiva di allerte meteo rosse si è dimostrata efficace nel salvare vite umane nonostante l’intensità eccezionale della tempesta. La sfida ora va oltre questi avvisi: per proteggere le comunità dai rischi crescenti di eventi futuri e ridurre i costi a lungo termine della ricostruzione, dobbiamo abbandonare i combustibili fossili. Con l’intensificarsi dei cicloni mediterranei a causa del cambiamento climatico, sono essenziali strategie di adattamento che riducano sia la vulnerabilità sia le emissioni di carbonio per salvaguardare vite e mezzi di sussistenza».
Ora proprio CliMeter, e proprio con Faranda come primo ricercatore, ha appena pubblicato uno studio di attribuzione sul ciclone Harry che conferma il nesso con quanto avvenuto nei giorni scorsi e il cambiamento climatico in atto. I forti venti associati registrati nell’area mediterranea e che hanno devastato parti dell’Italia meridionale sono stati amplificati dal cambiamento climatico, secondo quel che si legge nell’analisi realizzata da ClimaMeter. I ricercatori sottolineano che la rarità di eventi di questo tipo nei dati storici limita il livello di confidenza di queste conclusioni, ma osservano che i risultati sono coerenti con l’attuale comprensione scientifica di come il cambiamento climatico stia aumentando la gravità dei cicloni intensi nella regione. L’analisi ha rilevato che, rispetto ai decenni precedenti, condizioni meteorologiche simili a quelle del ciclone Harry sono oggi associate a cicloni più intensi. In particolare, le velocità del vento vicino alla superficie erano superiori di 4–8 km/h rispetto al passato, rappresentando un aumento fino al 15%. Inoltre, i venti e la forza ciclonica durante l’evento non possono essere spiegati completamente dalla sola variabilità naturale, indicando il cambiamento climatico di origine antropica come fattore contributivo alla severità della tempesta. E, scrivono infine i ricercatori, questi cambiamenti favoriscono impatti del vento più intensi, un aumento dell’azione del moto ondoso e un maggiore trasporto di umidità, che a loro volta accrescono il rischio di pericoli combinati come danni da vento, inondazioni costiere e alluvioni improvvise.
Per condurre l’analisi, il team di ClimaMeter ha utilizzato un metodo che prevede il confronto delle condizioni meteorologiche associate al ciclone Harry con schemi atmosferici simili nel periodo 1950–1987 e nei decenni più recenti (1988–2023).
L’analisi ha mostrato che il ciclone Harry è stato un evento molto raro, il che significa che esistono pochi esempi di tempeste simili nel database storico, un fatto che limita la robustezza statistica dei risultati. Tuttavia, gli scienziati osservano che la sola variabilità naturale non può spiegare completamente la forza e l’intensità dell’evento, indicando il cambiamento climatico di origine antropica come la spiegazione più probabile delle variazioni osservate.
Il ciclone ha prodotto venti da record in diverse zone, con venti sostenuti vicino alla superficie che hanno localmente superato i 100 km/h, mareggiate distruttive e gravi impatti costieri. In alcune regioni, le precipitazioni giornaliere hanno superato i 150 mm, innescando alluvioni improvvise e diffuse interruzioni, in particolare lungo la costa ionica. I forti venti orientali hanno intensificato il trasporto di umidità dal Mar Ionio, determinando forti piogge sulla Sicilia orientale. Nonostante la violenza della tempesta, non sono state segnalate vittime, in gran parte grazie agli avvisi meteorologici tempestivi e alle efficaci misure di protezione civile che hanno ridotto l’esposizione della popolazione.