Niscemi, proposta Sigea: gli atti d’acquisto di immobili devono prevedere un certificato sul rischio geologico
«I cittadini devono, all’atto dell’acquisto o della costruzione, essere messi a conoscenza delle caratteristiche geologiche dell’area e dei potenziali rischi. Niscemi solleva un tema importante. Nessuna delle famiglie che stanno vivendo il drammatico disagio a Niscemi, e quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi, avrebbe investito tutti i propri risparmi per la cosa che tutti riteniamo il rifugio economico, materiale e sociale per eccellenza, la propria casa, sapendo che un giorno una frana l’avrebbe distrutta. I Certificati di destinazione urbanistica devono contenere specifiche informazioni chiare e facilmente comprensibili circa il grado di pericolosità dei fenomeni naturali (alluvioni, frane, mareggiate terremoti, eruzioni vulcaniche), riportato dalle cartografie ufficiali redatte dagli Enti pubblici di ricerca, dalle Autorità di bacino distrettuali e adottati dalle Regioni di riferimento». A parlare è il presidente nazionale della Società italiana di geologia ambientale (Sigea), Antonello Fiore. Che spiega alla luce di quanto avvenuto a Niscemi: «Chiediamo con urgenza la modifica all’articolo 30 del Testo unico dell’edilizia in modo che agli atti di compravendita di ogni tipo di immobile siano allegato, oltre che il certificato contenente le prescrizioni urbanistiche, anche il certificato che descriva i pericoli geologici riguardanti le aree interessate».
Fa osservare il presidente della Sigea che ogni evento di dissesto geo-idrologico, che sia esso una frana, un'alluvione o una violenta mareggiata, dovrebbe insegnare qualcosa nella gestione dell’uso del territorio in funzione della sua naturale evoluzione. Dovrebbe, ribadisce, ma non succede quasi mai. «Nessuna delle famiglie che stanno vivendo il drammatico disagio a Niscemi, e quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi, avrebbe investito tutti i propri risparmi per la cosa che tutti riteniamo il rifugio economico, materiale e sociale per eccellenza, la propria casa, sapendo che un giorno una frana l’avrebbe distrutta».
In Italia oggi la popolazione a rischio frane è di 1.284.960 persone e a rischio alluvioni è di 6.818.375; gli edifici sono rispettivamente 742.192 e 1.549.759; le imprese rispettivamente 74.974 e 642.979.
Questi sono i numeri che l’Ispra raccoglie dall’Istat e dalle Autorità di bacino e ci presenta. Aggiunge Antonello Fiore: «Ognuno di questi numeri, il singolo numero, è il colpo nella pistola della “roulette russa” con cui noi cittadini siamo protagonisti e vittime di un fatalismo inconsapevole e di un fallimento consapevole. Per questo chiediamo da anni di sviluppare delle buone pratiche per favorire la percezione degli effetti dei rischi naturali; chiediamo che ci sia la piena consapevolezza dei cittadini della pericolosità geologica negli atti di compravendita di terreni e di immobili».
Per questo i Certificati di destinazione urbanistica, sottolinea il presidente nazionale della Sigea, devono contenere specifiche informazioni chiare e facilmente comprensibili circa il grado di pericolosità dei fenomeni naturali (alluvioni, frane, mareggiate terremoti, eruzioni vulcaniche), riportato dalle cartografie ufficiali redatte dagli Enti pubblici di ricerca, dalle Autorità di bacino distrettuali e adottati dalle Regioni di riferimento. E per questo va previsto negli atti di compravendita un certificato riguardante i pericoli geologici delle aree in cui si trova l’immobile.
«Da parte dei cittadini e degli imprenditori vi è una sempre maggiore richiesta d’informazione su tali aspetti importanti della vita degli individui e della collettività – conclude Fiore – serve un segnale forte del Governo e di tutto il Parlamento anche ai fini di contenere la spesa pubblica a seguito di eventi disastrosi e rendere più trasparente le pericolosità naturali che gravano sul territorio che abitiamo».