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Olimpiadi, allarme Cipra: a Cortina è in costruzione una cabinovia su un versante a rischio frane

I Giochi invernali vengono bersagliata dalla stampa estera per i ritardi nel completamento nei cantieri, ma i problemi potrebbero essere anche ben più gravi. Tra quelli a lungo termine, il Cmcc segnala che la crisi climatica comporterà una riduzione del 37,9% dei giorni disponibili per la produzione di neve e perdite di oltre 9 milioni di euro per gli operatori degli impianti sciistici entro il 2065
 |  Prevenzione rischi naturali

La stampa estera mena fendenti contro Milano-Cortina 2026, con il New York Times che parla di «incubo logistico» e il quotidiano tedesco Bild che definisce i Giochi «un gigantesco cantiere» e punta in particolare il dito sul fatto che la funivia “Apollonio-Socrepes” ancora non è finita. Ma il problema è ancor più grave, rispetto a quanto scritto dagli inviati esteri. Il problema è che a Cortina è in costruzione una cabinovia su un versante a rischio frane. A lanciare l’allarme è Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, che scrive in una nota pubblicata oggi: «Nonostante le riserve di natura geologica, l’opposizione della popolazione e una valutazione ambientale negativa, a Cortina è in costruzione una nuova cabinovia su un versante a rischio frane. Affermate aziende produttrici di funivie non hanno nemmeno presentato offerte per questo problematico progetto di costruzione, con buona ragione: solo la scorsa estate si è aperta una crepa lunga 40 metri trasversalmente al versante. Ancora adesso non è chiaro se la funivia sarà pronta per i Giochi olimpici invernali».

Mentre insomma le sconvolgenti immagini della frana di Niscemi hanno fatto il giro del mondo, Cipra evidenzia un grave problema agli antipodi dello Stivale. «Inizialmente la Fondazione Milano Cortina 2026 aveva invitato le organizzazioni ambientaliste a un confronto per valutare l’impatto ambientale di tutti i progetti di costruzione», scrive l’Ong che da oltre sessant’anni si dedica alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile dell’intero arco alpino. «In seguito, tuttavia, le relazioni si sono interrotte e la fondazione ha posto i cantieri sotto amministrazione controllata: in questo modo, più della metà di tutti i progetti di costruzione sono stati esclusi dalla valutazione di impatto ambientale. In risposta a questa procedura poco trasparente è nata la rete civica “Open Olympics 2026” con venti Ong partner, tra cui anche la Cipra Italia». Secondo la rete, più della metà dei 98 progetti edilizi previsti saranno completati solo dopo la fine dei Giochi invernali. L’ultimo cantiere dovrebbe essere completato nel 2033.

Ma il problema non riguarda soltanto i ritardi nei cantieri o quello, molto grave, circa il fatto che a Cortina si sta costruendo una cabinovia su un versante a rischio frane. ’area alpina in cui si svolgeranno le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 potrebbe registrare entro metà secolo una riduzione del 37,9% dei giorni disponibili per la produzione di neve e un calo del 9,5% dei giorni di copertura nevosa, in uno scenario di emissioni intermedio

Gli impatti economici legati alla diminuzione della copertura nevosa e dei giorni di produzione di neve potrebbero tradursi in oltre 9 milioni di euro di ricavi persi per gli operatori degli impianti sciistici della regione entro il 2065

Studi preliminari suggeriscono che questi dati potrebbero essere ancora più severi, aggiungendo ulteriori 3–5 °C all’aumento medio delle temperature invernali alla luce dei recenti progressi nella ricerca climatica. Il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) attira l’attenzione su uno studio sugli impatti dei cambiamenti climatici nella provincia di Belluno, che ospita Cortina d’Ampezzo, la località co-host delle Olimpiadi invernali 2026. L’area alpina in cui si svolgeranno i Giochi, si legge nell’indagine a cui hanno partecipato ricercatori del Cmcc, potrebbe registrare entro metà secolo una riduzione del 37,9% dei giorni disponibili per la produzione di neve e un calo del 9,5% dei giorni di copertura nevosa, in uno scenario di emissioni intermedio. Gli impatti economici legati alla diminuzione della copertura nevosa e dei giorni di produzione di neve potrebbero tradursi in oltre 9 milioni di euro di ricavi persi per gli operatori degli impianti sciistici della regione entro il 2065. E studi preliminari suggeriscono che questi dati potrebbero essere ancora più severi, aggiungendo ulteriori 3–5 °C all’aumento medio delle temperature invernali alla luce dei recenti progressi nella ricerca climatica. «Per l’area alpina, ciò che emerge è una riduzione del numero di giorni con uno spessore di neve superiore ai 30 centimetri», afferma Giuliana Barbato, ricercatrice del Cmcc e coautrice dello studio. «Questo rappresenta un elemento chiave nell’analisi dei pericoli per l’intera regione alpina e implica un aumento del rischio futuro per gli sport invernali e per i grandi eventi invernali come le Olimpiadi».

Redazione Greenreport

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