Niscemi e non solo: focus sull’Italia e le frane nell’ultima puntata del podcast di Greenreport
«Leonardo, mezzo millennio fa, aveva previsto tutto», dice Maurizio Izzo aprendo la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”. «Noi e le frane». Sì, perché questa settimana è inevitabile partire da quanto avvenuto a Niscemi. E ascoltare «un geologo che non le manda a dire» come Aldo Piombino: «Che l’Italia sia un Paese fragile -, scrive sulle nostre pagine - e che gli italiani non se ne vogliono rendere conto è vero, ma se è vero che la rete di monitoraggio realizzata dopo il 1997 sia andata in malora per incuria, questo fa alterare parecchio». Già, la rete di monitoraggio, dice ancora Piombino: «Sono comunque “ragionevolmente sicuro” che se la Sicilia avesse avuto un servizio continuo di sorveglianza radar del territorio come la Toscana e altre regioni italiane le elaborazioni avrebbero colto le fasi preparatorie del disastro. Ovviamente non si sarebbe impedita la frana, però si sarebbe potuto evacuare gli abitanti. È vero, nessuno si è fatto male, ma solo perché ha ceduto solo la parte più vicina al precipizio: non oso pensare cosa sarebbe successo se fossero state coinvolte le case adiacenti alla strada con la gente dentro. Pensiamoci su questo: in altri secoli si sarebbe parlato di un miracolo di qualche santo e magari avrebbero immediatamente costruito un oratorio per ricordarlo».
A proposito di memoria, continua Izzo nella rassegna degli articoli pubblicati dal nostro giornale nel corso dell’ultima settimana, ecco cosa scriveva Leonardo da Vinci mezzo millennio fa: «Li monti sono disfacti dalle piogge e dalli fiumi [...] L’acqua riempie le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potessi…». Leonardo si disperava constatando l’elevato rischio franoso su colli e monti italiani. Ce lo ricorda Erasmo D’Angelis, sempre su Greenreport, elencando l’infinita lista di frane, almeno le più grandi, che ha colpito il nostro paese. La parola «frana», dice d’Angelis, è strettamente correlata in Italia a parole come “abusivismo», «condono», «sanatoria», che dimostrano il mancato rispetto dell'idrografia e della geologia dei luoghi. Le indagini dell’Ispra, le mappe delle Autorità di bacino distrettuali, il censimento delle Aree Vulnerate del Cnr, i dati della Protezione civile, segnalano oggi uno smottamento ogni 45 minuti. Dal 1918 sono rotolate a valle oltre 17.000 gravi frane in circa 14.000 luoghi, con un numero ufficiale di 5.939 vittime, centinaia di migliaia di feriti e milioni di sfollati ed esborsi economici per 1,2 miliardi di euro in media all’anno.
«Chiudiamo, per ora, questa parte dedicata a Niscemi con la domanda che tutti si fanno», dice Izzo: ci sono i soldi per intervenire lì ma anche sulle coste calabresi, in Sardegna, per i danni alle infrastrutture alle attività produttive ma soprattutto per la prevenzione? Con quelli stanziati dal governo, sottolinea il direttore responsabile di Greenreport, si fa poco. A oggi sono 100 milioni a fronte di danni per oltre 2 miliardi. Abbiamo ospitato i commenti di Wwf, Legambiente, di Annalisa Corrado del Pd. Tutti indicano una strada: usare i fondi destinati al ponte sullo stretto, sono 14 miliardi che la Corte dei Conti ha bloccato.
«Cambiamo argomento e spostiamoci in Cina – prosegue Izzo in questa puntata del podcast di Greenreport – Lo facciamo con una bella analisi di Luigi Moccia, dirigente del Cnr. Moccia si prende la briga si sfatare una serie di luoghi comuni che vedono la Cina, ma il discorso vale anche per l’India, tra i principali responsabili dell’inquinamento del pianeta. Non è così, dice Moccia, se valutiamo l’impatto in un arco temporale più ampio ma soprattutto se guardiamo a quello sta succedendo.
Nell’anno appena concluso, ricorda Moccia, Cina e India hanno ridotto l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica.
Cos’è successo negli USA, economia matura con la maggiore responsabilità storica sul cambiamento climatico? Lì, il carbone è aumentato. «Il mondo alla rovescia», chiosa Izzo chiudendo la puntata.