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La sanità toscana sperimenta l’intelligenza artificiale, con cento medici

Monni: «Può essere uno strumento utile solo se resta al servizio delle persone e del lavoro dei professionisti»
 |  Scienza e tecnologie

La Toscana entra nella sperimentazione nazionale sull’intelligenza artificiale promossa da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, con cento medici di medicina generale che hanno già aderito su base volontaria e un obiettivo di crescita progressiva fino a duecento professionisti: il progetto è finanziato con risorse Pnrr e vede al lavoro il settore sanità digitale, in collaborazione con i dipartimenti di medicina generale delle aziende sanitarie.

La fase operativa è in partenza adesso e durerà dodici mesi; a livello nazionale l’obiettivo è coinvolgere 1.500 professionisti del ruolo unico di assistenza primaria, chiamati a testare l’infrastruttura e a contribuire al miglioramento delle sue funzionalità. In Toscana i medici già coinvolti sono distribuiti in tutte e tre le aziende sanitarie regionali, mentre alla Regione spetta il coordinamento delle attività e la formazione dei professionisti.

Il senso dell’operazione è tenere l’innovazione dentro un perimetro di utilità pubblica e di supporto alle decisioni cliniche, senza sostituzione del ruolo professionale. Lo sintetizza l’assessora regionale al Diritto alla salute, Monia Monni: «L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile solo se resta al servizio delle persone e del lavoro dei professionisti. Per noi l’innovazione ha senso solo se rafforza la relazione di cura, sostiene le decisioni cliniche e migliora la qualità dell’assistenza, senza mai sostituire il ruolo, la responsabilità e l’autonomia del medico. La sperimentazione di Mia va esattamente in questa direzione: affiancare i professionisti, offrendo supporti basati su conoscenze validate e su un utilizzo trasparente e controllato della tecnologia, nel pieno rispetto dei diritti, della privacy e della dignità delle persone».

La piattaforma individuata è appunto “Mia – Medicina intelligenza artificiale”, indicata come l’unico strumento di AI in Italia ad aver ottenuto l’approvazione del Garante per la protezione dei dati personali. Nella sperimentazione, Mia affiancherà i medici nell’inquadramento diagnostico di base e nei primi approfondimenti, nella gestione della cronicità selezionando informazioni utili alla rivalutazione periodica del paziente, e nelle attività di prevenzione e promozione della salute. Sul piano tecnico-organizzativo, Mia non utilizza modelli linguistici generici o piattaforme esterne: si basa su un motore nazionale dedicato, alimentato da materiali e contenuti validati, integrabili con basi di dati locali e supervisionati da un comitato scientifico; al contempo, la piattaforma non prevede in alcun modo il trattamento o l’utilizzo dei dati personali degli assistiti.

«È questa la direzione che vogliamo seguire – conclude Monni – un’innovazione pubblica che non è fine a sé stessa, ma orientata al bene comune: mettere al centro i cittadini, sostenere il lavoro dei professionisti e rafforzare una sanità che resta profondamente umana, competente e responsabile».

Redazione Greenreport

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