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L’Orologio dell’Apocalisse mai così vicino alla mezzanotte: siamo a soli 85 secondi dalla catastrofe

Gli “Scienziati atomici” segnalano che oltre alle armi nucleari e alle guerre, l’umanità è a rischio come mai prima d’ora per gli impatti della crisi climatica, le pandemie e le minacce biologiche, ma anche per le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale
 |  Scienza e tecnologie

Sempre peggio. Avevamo inaugurato il 2025 segnalando che l’Orologio dell’Apocalisse segnava «89 secondi alla catastrofe», con la crisi climatica, le malattie e l’intelligenza artificiale che hanno fatto spostare le lancette più velocemente di quanto non abbia fatto da sola la corsa agli armamenti nucleari. Ora entriamo in questo 2026 con l’annuncio da parte degli “Scienziati atomici” che la mezzanotte si è fatta ancora più vicina: le minacce all’esistenza globale si sono fatte peggiori, negli ultimi 12 mesi, e ora mancano solo 85 secondi alla fine.

Per chi fosse digiuno della questione, e andando anche piuttosto indietro nel tempo con le spiegazioni: nel 1945 Albert Einstein, Robert Oppenheimer e scienziati dell’Università di Chicago che avevano lavorato al Progetto Manhattan e contribuito a sviluppare le prime armi atomiche hanno deciso di associarsi sotto il nome di “atomic scientis” (Einstein fu il primo presidente del Board of sponsors) per approfondire non solo le opportunità, ma anche i pericoli rappresentati dall’energia nucleare: due anni dopo, nel 1947, questi fisici e ingegneri hanno lanciato l’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday clock), un dispositivo metaforico ma costruito attorno a dati scientifici, che misura quanto sia vicino il pericolo di una catastrofe globale da cui l’umanità uscirebbe (ammesso e non concesso che ne esca) decimata.

Ebbene, dalle analisi condotte nel corso del 2025 da questo gruppo di “scienziati atomici”, non siamo mai stati così vicini al determinarsi di un evento o di una serie concomitante di eventi che potrebbero portare alla rovina del genere umano. Neanche negli anni caratterizzati dalla Guerra fredda e dalla corsa agli armamenti nucleari eravamo in una simile situazione. Si legge infatti nell’ultimo Bulletin of the Atomic Scientists che oggi le minacce arrivano da «un fallimento della leadership», dai livelli record fatti registrare dalla crisi climatica e dagli impatti da essa derivanti, dalle insidie connesse con la diffusione dell’intelligenza artificiale (anche per scopi non civili) e da varie preoccupazioni riguardanti la biosicurezza /soprattutto relativamente a pandemie e minacce biologiche). «Un anno fa abbiamo avvertito che il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale e che qualsiasi ritardo nell’invertire la rotta aumentava la probabilità di una catastrofe – si legge nel testo a commento dell’analisi – Invece di prestare attenzione a questo avvertimento, Russia, Cina, Stati Uniti e altri paesi importanti sono diventati sempre più aggressivi, ostili e nazionalisti. Gli accordi globali conquistati a fatica stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze in cui il vincitore prende tutto e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di guerra nucleare, cambiamenti climatici, uso improprio delle biotecnologie, potenziale minaccia dell’intelligenza artificiale e altri pericoli apocalittici. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, adottando in molti casi una retorica e politiche che accelerano piuttosto che mitigare questi rischi esistenziali».

Ecco perché questo gruppo di fisici, ingegneri, scienziati ambientali, esperti di tecnologie emergenti e di biosicurezza scrivono che siamo al «valore più vicino alla catastrofe che si sia mai visto». Daniel Holz, professore presso l’Università di Chicago nei dipartimenti di Fisica, Astronomia e Astrofisica, l’Enrico Fermi Institute e il Kavli Institute for Cosmological Physics, nonché presidente del Science and security board del Bulletin of the Atomic Scientists, spiega: «Le pericolose tendenze in materia di rischio nucleare, cambiamenti climatici, tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale e biosicurezza sono accompagnate da un altro sviluppo spaventoso: l’ascesa delle autocrazie nazionalistiche nei paesi di tutto il mondo. Le nostre sfide più grandi richiedono fiducia e cooperazione internazionale, e un mondo che si frammenta in ‘noi contro loro’ renderà tutta l’umanità più vulnerabile». Maria Ressa, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2021, dando l’annuncio degli 85 secondi alla catastrofe evidenzia poi un’altra questione che si deve tenere in considerazione per cercare di riportare indietro le lancette: «Senza fatti non c’è verità. Senza verità non c’è fiducia. E senza questi elementi, la collaborazione radicale che questo momento richiede è impossibile. Stiamo vivendo un Armageddon dell’informazione, la crisi sotto tutte le crisi, guidata da una tecnologia estrattiva e predatoria che diffonde menzogne più velocemente dei fatti e trae profitto dalla nostra divisione. Non possiamo risolvere problemi sulla cui esistenza non siamo d’accordo. Non possiamo cooperare oltre i confini quando non riusciamo nemmeno a condividere gli stessi fatti. Minacce nucleari, collasso climatico, rischi dell’intelligenza artificiale: nessuno di questi problemi può essere affrontato senza prima ricostruire la nostra realtà condivisa. Il tempo stringe».

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.