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È (anche) italiano lo studio climatico più citato tra le notizie dell’anno

Clima, ecco quanta parte del riscaldamento globale può essere davvero attribuita all’attività umana

L’aumento osservato della temperatura superficiale globale nel 2024 è di 1,52 °C, di cui 1,36 °C attribuibili delle nostre emissioni globali di gas serra
 |  Scienza e tecnologie

Il paper scientifico più citato nell’ultimo anno in fatto di crisi climatica da testate giornalistiche, social e media online, in base alla consueta classifica stilata da CarbonBrief, è frutto della collaborazione internazionale tra numerosi autori e istituzioni, tra cui anche l’italiano Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc).

S’intitola Indicators of Global Climate Change 2024: annual update of key indicators of the state of the climate system and human influence, e documenta, tra le altre cose, quanto impatta davvero l’attività umana sulla crisi climatica in corso.

Il report racconta infatti di un 2024 in cui l’aumento osservato della temperatura superficiale globale è di 1,52 °C, di cui 1,36 °C attribuibili all’attività umana in conseguenza di emissioni globali di gas serra che sono ancora ai massimi storici e stanno riducendo le probabilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Numeri che ben sottolineano l’urgenza di arrivare ad una società a zero emissioni di gas climalteranti.

«Dieci indicatori di cambiamento globale, dalle emissioni di gas serra alle temperature medie della superfice della terra, inclusa l’attribuzione ad attività umane, raccontano e quantificano il cambiamento climatico e le sue conseguenze, come l’aumento del riscaldamento degli oceani, il tasso di rialzamento del livello del mare e l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi in tutto il mondo», spiega Anna Pirani, che guida il programma di ricerca del Cmcc sugli effetti socio-economici dei cambiamenti climatici.

Secondo Pirani, il primato di questo paper nell’attenzione dei media come un segnale molto positivo: per chi fa ricerca, infatti, è importante sapere che nel mondo del giornalismo e dell’informazione c’è interesse per una pubblicazione che è fondata sul rigore scientifico riportato nei lavori dell’Ipcc.

«Sin da quando questa ricerca è nata nel 2023 – conclude Pirani – l’interesse dei media è cresciuto, testimoniando il crescente bisogno di informazioni affidabili, solide dal punto di vista scientifico e tempestive che siano a disposizione di cittadini e decisori per conoscere e comprendere quello che sta accadendo e mettere in piedi strategie e azioni fondate sulla conoscenza scientifica più avanzata».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.