Buoni propositi per il 2026? Energie rinnovabili per una Maremma senza fossili
Il 2026 è appena iniziato ma il festival nazionale di Legambiente è già in rampa di lancio: Festambiente tornerà come sempre in Maremma, a Rispescia, dal 5 al 9 agosto. Con un’agenda in dieci punti concreti per affrontare crisi climatica, mobilità, tutela degli ecosistemi, transizione energetica e giustizia ambientale; non un elenco di buone intenzioni, ma una piattaforma di lavoro e di pressione politica radicata in Maremma. Perché per Legambiente la tutela del territorio non è mai neutra, ma profondamente politica.
«La prossima edizione di Festambiente sarà ancora di più uno spazio di confronto politico e di mobilitazione civile – anticipa Angelo Gentili dalla segreteria nazionale di Legambiente – Dal 5 al 9 agosto torneremo in Maremma con un programma che metterà al centro il contrasto alla crisi climatica, la qualità delle politiche pubbliche e il ruolo delle comunità locali nella transizione ecologica. Momenti di approfondimento e partecipazione saranno il cuore di un’edizione che vuole dimostrare che il cambiamento è possibile solo se organizzato, condiviso e reso concreto».
1. Mobilità sostenibile come diritto collettivo
La mobilità è uno dei nodi centrali della qualità della vita urbana e della lotta alla crisi climatica. Serve superare definitivamente un modello ancora troppo centrato sull’auto privata e investire su una città ancora più sicura, accessibile e vivibile. Più piste ciclabili; l’ampliamento della ZTL al primo cerchio delle Mura come scelta di tutela del centro storico e di restituzione dello spazio pubblico alle persone; l’estensione delle zone 30 per ridurre incidentalità, rumore e inquinamento; il completamento della Ciclopista Tirrenica, un’infrastruttura strategica per la mobilità quotidiana e il turismo sostenibile, capace di connettere città, costa e aree naturali: sono queste le priorità da mettere in agenda.
2. Tirrenica: sicurezza vera
La sicurezza non si costruisce con annunci, ma con opere pensate bene e realizzate in tempi certi. L’adeguamento dell’Aurelia e l’avvio dei lavori del Corridoio Tirrenico sono una priorità per la Maremma. Ridurre l’incidentalità e la mortalità, aprendo i cantieri a partire dai tratti più pericolosi come quello di Capalbio; migliorare la fluidità del traffico; garantire il diritto a un’infrastruttura sicura: il tempo dei rimandi è finito.
3. Biodiversità e tutela degli ecosistemi
La Maremma è uno dei territori a più alta biodiversità d’Italia e questa ricchezza va difesa ampliando gli strumenti di tutela. L’estensione del Parco della Maremma verso la golena dell’Ombrone e la valorizzazione della rete delle riserve naturali provinciali sono scelte strategiche per rafforzare la connessione ecologica, contrastare la frammentazione degli habitat e aumentare la resilienza agli eventi climatici estremi. La biodiversità non è un vincolo allo sviluppo, ma la sua condizione, e la Maremma, su questo fronte, può farsi sempre più modello.
4. Energie rinnovabili per una Maremma senza fossili
La transizione energetica è una responsabilità non rinviabile. Efficientare il patrimonio edilizio pubblico e privato, installare pannelli fotovoltaici su tetti e capannoni, promuovere impianti eolici e agrivoltaici progettati con qualità e integrazione paesaggistica significa ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e abbattere le emissioni. Per Legambiente le rinnovabili non sono il problema, ma la soluzione, se governate con criteri ambientali, sociali e territoriali chiari.
5. Difesa della costa e dell’ecosistema marino
La costa maremmana è un sistema fragile, messo sotto pressione da erosione, consumo di suolo e cambiamenti climatici. Servono interventi strutturali di tutela e ripristino della duna costiera lungo tutto il litorale, a partire dal rafforzamento del progetto Ecosistema Duna di Legambiente, e una protezione attiva della pineta costiera. Difendere la costa significa difendere un patrimonio naturale che svolge una funzione essenziale di protezione e adattamento climatico.
6. Economia circolare come infrastruttura pubblica
La gestione dei rifiuti è uno dei banchi di prova delle amministrazioni locali. Aumentare la raccolta differenziata nei comuni della provincia di Grosseto significa ridurre l’impatto ambientale, contenere i costi e creare lavoro. L’economia circolare non è solo una buona pratica ambientale, ma una scelta industriale e sociale che richiede investimenti e partecipazione.
7. Agroecologia, biologico e filiera corta
L’agricoltura maremmana può e deve essere protagonista della transizione ecologica. Rafforzare i biodistretti, sostenere le mense biologiche, valorizzare le filiere corte e accompagnare il lavoro degli agricoltori che scelgono pratiche sostenibili significa difendere il suolo, la biodiversità e la qualità del cibo. L’agroecologia è una risposta concreta alla crisi climatica e alle difficoltà economiche delle aree rurali: mettiamola al centro.
8. Ecosistemi fluviali da salvaguardare
Il fiume Ombrone è un asse vitale del territorio, oggi esposto a rischio idrogeologico, siccità e artificializzazione. Tutelarlo significa investire in rinaturalizzazione, protezione delle aree golenali e gestione sostenibile delle acque. I fiumi non sono infrastrutture da regimentare, ma ecosistemi complessi che garantiscono equilibrio ambientale e sicurezza: serve un impegno maggiore e con una visione chiara.
9. Turismo sostenibile e territori vivi
Il turismo può essere una risorsa o un fattore di consumo. Percorsi naturalistici, servizi ecologici nei comuni costieri e valorizzazione delle aree interne sono la chiave per un modello turistico capace di distribuire benefici, ridurre la pressione sui luoghi più fragili e rafforzare le comunità locali. La qualità dell’offerta passa dalla tutela del territorio: un percorso da intraprendere da subito, con decisione.
10. Eventi sostenibili come pratica politica
Festambiente e gli eco-eventi non sono semplici manifestazioni culturali, ma spazi di sperimentazione concreta. Riduzione degli impatti, partecipazione, divulgazione scientifica e advocacy ambientale sono parte integrante di un modello che dimostra come anche la cultura possa essere strumento di cambiamento. Gli eventi sostenibili non raccontano il futuro: lo mettono in pratica. Il territorio dovrà attivarsi per fare in modo che gli eventi siano sempre più green e a impatto positivo per le comunità, a partire dalle indicazioni fornite nell’ambito del progetto di Legambiente “Rigenerazione culturale a emissioni zero” (eventisostenibili.legambiente.it).
«Questo decalogo non è un esercizio di stile, ma una chiamata alla responsabilità – conclude Gentili – La crisi climatica non è una previsione futura, ma una realtà che sta già colpendo i territori, le economie locali e le comunità, accentuando disuguaglianze e fragilità. La Maremma può e deve diventare un laboratorio avanzato di transizione ecologica, capace di tenere insieme tutela ambientale, lavoro di qualità, diritti e salute pubblica. Serve una visione che metta al centro l’interesse collettivo, scelte politiche coerenti e la capacità di governare il cambiamento, senza scorciatoie e senza rinvii. È su questo terreno che Legambiente continuerà a costruire proposte e chiedere responsabilità alle istituzioni».