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Sarà dal 5 al 9 agosto la 38ª edizione di Festambiente, come sempre a Rispescia

Buoni propositi per il 2026? Energie rinnovabili per una Maremma senza fossili

Gentili (Legambiente): «La crisi climatica non è una previsione futura, ma una realtà che sta già colpendo le comunità, accentuando disuguaglianze e fragilità»
 |  Toscana

Il 2026 è appena iniziato ma il festival nazionale di Legambiente è già in rampa di lancio: Festambiente tornerà come sempre in Maremma, a Rispescia, dal 5 al 9 agosto. Con un’agenda in dieci punti concreti per affrontare crisi climatica, mobilità, tutela degli ecosistemi, transizione energetica e giustizia ambientale; non un elenco di buone intenzioni, ma una piattaforma di lavoro e di pressione politica radicata in Maremma. Perché per Legambiente la tutela del territorio non è mai neutra, ma profondamente politica.

«La prossima edizione di Festambiente sarà ancora di più uno spazio di confronto politico e di mobilitazione civile – anticipa Angelo Gentili dalla segreteria nazionale di Legambiente – Dal 5 al 9 agosto torneremo in Maremma con un programma che metterà al centro il contrasto alla crisi climatica, la qualità delle politiche pubbliche e il ruolo delle comunità locali nella transizione ecologica. Momenti di approfondimento e partecipazione saranno il cuore di un’edizione che vuole dimostrare che il cambiamento è possibile solo se organizzato, condiviso e reso concreto».

1. Mobilità sostenibile come diritto collettivo

La mobilità è uno dei nodi centrali della qualità della vita urbana e della lotta alla crisi climatica. Serve superare definitivamente un modello ancora troppo centrato sull’auto privata e investire su una città ancora più sicura, accessibile e vivibile. Più piste ciclabili; l’ampliamento della ZTL al primo cerchio delle Mura come scelta di tutela del centro storico e di restituzione dello spazio pubblico alle persone; l’estensione delle zone 30 per ridurre incidentalità, rumore e inquinamento; il completamento della Ciclopista Tirrenica, un’infrastruttura strategica per la mobilità quotidiana e il turismo sostenibile, capace di connettere città, costa e aree naturali: sono queste le priorità da mettere in agenda.

2. Tirrenica: sicurezza vera

La sicurezza non si costruisce con annunci, ma con opere pensate bene e realizzate in tempi certi. L’adeguamento dell’Aurelia e l’avvio dei lavori del Corridoio Tirrenico sono una priorità per la Maremma. Ridurre l’incidentalità e la mortalità, aprendo i cantieri a partire dai tratti più pericolosi come quello di Capalbio; migliorare la fluidità del traffico; garantire il diritto a un’infrastruttura sicura: il tempo dei rimandi è finito. 

3. Biodiversità e tutela degli ecosistemi

La Maremma è uno dei territori a più alta biodiversità d’Italia e questa ricchezza va difesa ampliando gli strumenti di tutela. L’estensione del Parco della Maremma verso la golena dell’Ombrone e la valorizzazione della rete delle riserve naturali provinciali sono scelte strategiche per rafforzare la connessione ecologica, contrastare la frammentazione degli habitat e aumentare la resilienza agli eventi climatici estremi. La biodiversità non è un vincolo allo sviluppo, ma la sua condizione, e la Maremma, su questo fronte, può farsi sempre più modello.

4. Energie rinnovabili per una Maremma senza fossili

La transizione energetica è una responsabilità non rinviabile. Efficientare il patrimonio edilizio pubblico e privato, installare pannelli fotovoltaici su tetti e capannoni, promuovere impianti eolici e agrivoltaici progettati con qualità e integrazione paesaggistica significa ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e abbattere le emissioni. Per Legambiente le rinnovabili non sono il problema, ma la soluzione, se governate con criteri ambientali, sociali e territoriali chiari.

5. Difesa della costa e dell’ecosistema marino

La costa maremmana è un sistema fragile, messo sotto pressione da erosione, consumo di suolo e cambiamenti climatici. Servono interventi strutturali di tutela e ripristino della duna costiera lungo tutto il litorale, a partire dal rafforzamento del progetto Ecosistema Duna di Legambiente, e una protezione attiva della pineta costiera. Difendere la costa significa difendere un patrimonio naturale che svolge una funzione essenziale di protezione e adattamento climatico.

6. Economia circolare come infrastruttura pubblica

La gestione dei rifiuti è uno dei banchi di prova delle amministrazioni locali. Aumentare la raccolta differenziata nei comuni della provincia di Grosseto significa ridurre l’impatto ambientale, contenere i costi e creare lavoro. L’economia circolare non è solo una buona pratica ambientale, ma una scelta industriale e sociale che richiede investimenti e partecipazione.

7. Agroecologia, biologico e filiera corta

L’agricoltura maremmana può e deve essere protagonista della transizione ecologica. Rafforzare i biodistretti, sostenere le mense biologiche, valorizzare le filiere corte e accompagnare il lavoro degli agricoltori che scelgono pratiche sostenibili significa difendere il suolo, la biodiversità e la qualità del cibo. L’agroecologia è una risposta concreta alla crisi climatica e alle difficoltà economiche delle aree rurali: mettiamola al centro.

8. Ecosistemi fluviali da salvaguardare

Il fiume Ombrone è un asse vitale del territorio, oggi esposto a rischio idrogeologico, siccità e artificializzazione. Tutelarlo significa investire in rinaturalizzazione, protezione delle aree golenali e gestione sostenibile delle acque. I fiumi non sono infrastrutture da regimentare, ma ecosistemi complessi che garantiscono equilibrio ambientale e sicurezza: serve un impegno maggiore e con una visione chiara.

9. Turismo sostenibile e territori vivi

Il turismo può essere una risorsa o un fattore di consumo. Percorsi naturalistici, servizi ecologici nei comuni costieri e valorizzazione delle aree interne sono la chiave per un modello turistico capace di distribuire benefici, ridurre la pressione sui luoghi più fragili e rafforzare le comunità locali. La qualità dell’offerta passa dalla tutela del territorio: un percorso da intraprendere da subito, con decisione.

10. Eventi sostenibili come pratica politica

Festambiente e gli eco-eventi non sono semplici manifestazioni culturali, ma spazi di sperimentazione concreta. Riduzione degli impatti, partecipazione, divulgazione scientifica e advocacy ambientale sono parte integrante di un modello che dimostra come anche la cultura possa essere strumento di cambiamento. Gli eventi sostenibili non raccontano il futuro: lo mettono in pratica. Il territorio dovrà attivarsi per fare in modo che gli eventi siano sempre più green e a impatto positivo per le comunità, a partire dalle indicazioni fornite nell’ambito del progetto di Legambiente “Rigenerazione culturale a emissioni zero” (eventisostenibili.legambiente.it).

«Questo decalogo non è un esercizio di stile, ma una chiamata alla responsabilità – conclude Gentili – La crisi climatica non è una previsione futura, ma una realtà che sta già colpendo i territori, le economie locali e le comunità, accentuando disuguaglianze e fragilità. La Maremma può e deve diventare un laboratorio avanzato di transizione ecologica, capace di tenere insieme tutela ambientale, lavoro di qualità, diritti e salute pubblica. Serve una visione che metta al centro l’interesse collettivo, scelte politiche coerenti e la capacità di governare il cambiamento, senza scorciatoie e senza rinvii. È su questo terreno che Legambiente continuerà a costruire proposte e chiedere responsabilità alle istituzioni».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.