Nel 2025 la crisi climatica in Toscana segna +2,1 °C rispetto al 1961-1990
Il 2025 si è appena chiuso, e il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile (Lamma), consorzio pubblico nato dall’impegno congiunto di Regione Toscana e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha messo in fila i dati delle temperature atmosferiche per misurare l’avanzata della crisi climatica sul territorio.
«È risultato il quarto anno più caldo dalla metà degli anni '50, più caldo del normale di +1,1 °C se ci riferiamo alla climatologia 1991-2020 e di +2,1 °C se invece lo confrontiamo con il più vecchio clima 1961-1990. Si noti – sottolineano dal Lamma – come negli ultimi 4 anni si sia registrato un vero e proprio salto nelle temperature con aumenti di quasi un grado rispetto agli anni precedenti».
È utile osservare che in Toscana come nel resto d’Italia la crisi climatica corre più veloce della media globale, segnando in regione +1,3°C ogni 50 anni e infrangendo ogni anno nuovi quanto preoccupanti record. Il 2024 è l’anno più caldo mai registrato: +1,35°C rispetto al trentennio climatologico di riferimento 1991-2020, che diventano +2,3°C guardando al 1961-1990.
Per fare un confronto, il 2024 emerge come l’anno più caldo mai registrato anche a livello globale, ma con anomalie di temperatura ben più ridotte: +0,72°C rispetto al 1991-2020 – dunque quasi la metà rispetto al dato toscano – e +1,6°C rispetto all’era preindustriale 1850-1900 a livello globale (che in Europa diventano ben +2,92°C).
L’innalzamento della temperatura media si accompagna a fenomeni meteo estremi sempre più intense e frequenti, dalle alluvioni alle siccità. Una crisi climatica che si affronta su un doppio binario: da un lato riducendo le emissioni di gas serra – lasciando spazio agli impianti rinnovabili, al posto dei combustibili fossili –, dall’altra adattando il territorio alla quota parte di clima che è già cambiata, a partire da un rafforzamento delle infrastrutture per la gestione dell’acqua e dallo stop al consumo di suolo in favore delle cosiddette “città spugna”.