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Un nuovo ruolo per le aziende di servizio di pubblico

L’aumento delle tariffe mina la democrazia, dice il presidente di Confservizi Cispel Toscana. E lancia una proposta sulle banche di credito cooperativo
 |  Toscana

In una società con forti disuguaglianze la democrazia è a rischio e ognuno deve fare la sua parte. È questo il messaggio che Confservizi Cispel Toscana lancia col convegno su servizi pubblici e democrazia che i è svolto stamani a Firenze. Per il presidente Nicola Perini “ci troviamo in una fase in cui varie dinamiche mettono in discussione valori fondamentali quali la democrazia”. Di fronte a questo scenario ogni soggetto pubblico deve dare un contributo al rafforzamento dell’istituzione. Perini entra nel merito, anche conversando con i giornalisti, e lo fa affrontando un tema di grande attualità: le tariffe e i cambiamenti in corso nel settore idrico.

Riguardo alle tariffe, Perini ricorda che se da una parte il fatturato delle public utility è cresciuto del 29% i salari, soprattutto delle classi meno abbienti, sono rimasti fermi facendo perdere potere d’acquisto alle famiglie. È uno di quei casi in cui, dice Perini, l’aumento delle diseguaglianze diventa una minaccia alla democrazia. Sempre a proposito di tariffe e passando a ricordare quanto è successo con la decisione di porre fine alla partecipazione di un soggetto privato alla gestione del sistema idrico, Perini lo ha definito “un grande impegno che porterà grandi vantaggi”. I costi di quell’operazione non dovranno ricadere sulle tariffe e qui Perini lancia l’idea che a questo impegno partecipino le banche di credito cooperativo (Bcc). Un tessuto straordinario, in una regione che invece ha perso nell’arco di 20 anni 4 banche di livello nazionale, e che ora in un analogo processo di riacquisizione e indipendenza potrebbero sostenere l’acquisto delle quote Acea.

Alle riflessioni di Perini hanno dato supporto due contributi, quello di un costituzionalista e di un economista: i professori Andrea Simoncini, ordinario di Diritto costituzionale Università di Firenze e Marco Biggeri, professore di Economia applicata sempre all’Università di Firenze.

Simoncini ha ricordato come la democrazia non sia più oggi un valore assoluto e di come anzi questa sia nel mondo un’eccezione, visto che la maggioranza della popolazione vive sotto regime autoritari. Questo ci insegna che in politica le conquiste non sono definitive. Democrazia e servizio pubblico, c’è un nesso? Certo, dice Simoncini e ricorda il 1903, quando Giovanni Giolitti vara la legge che darà vita alle aziende municipalizzate. Dietro quella scelta c’è il tentativo di legittimare la cosa pubblica attraverso la facilitazione della vita sociale. Giolitti, in sostanza, si rende conto che lo Stato non è sentito dai cittadini e attraverso un servizio, un’infrastruttura che diventa pubblica, si cerca un coinvolgimento, un senso di appartenenza.

E oggi? Quanto ci sentiamo partecipi della cosa pubblica? I dati sono allarmanti e sono quelli riferiti alla partecipazione alle elezioni, che ha visto un crollo di votanti dal 1990 a oggi. Così come la crisi dei partiti, che ha visto dileguarsi quel patrimonio di iscritti e militanti che caratterizzavano la scena politica fino agli anni ’90. Cresce invece il volontariato, ricorda Simoncini, segno di un’Italia che “non ha perso la spinta”. Su questo scenario si abbatte la trasformazione digitale, che nel giro di pochi anni cambia la scena e la vita dei cittadini. La tecnologia decide al posto nostro, ci persuade e ci modifica il pensiero. Ecco, secondo Simoncini la sfida che attende le imprese di servizio pubblico è garantire l’accesso al digitale in una logica che non sia quella del profitto ma della responsabilità

Sulla natura e gli obiettivi dell’azienda di servizi pubblico si è soffermato il professor Biggeri, ricordando la necessità per le aziende di distinguere tra il fine e il mezzo, evitando che quest’ultimo diventi l’obiettivo primario dell’azienda. Anche facendo riferimento agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, Biggeri ha indicato come strategia quella di passare dall’obiettivo dell’efficienza a quello dell’efficacia: “No a un aumento della produttività se questo va a discapito di una parte della società”. Sembra un progetto utopistico, ha detto Biggeri, ma una parte del mondo economico si sta interrogando sui guasti che l’attuale visione ha prodotto e una riflessione sugli attori del cambiamento è matura; oltre a governo, imprese e accademia occorre fare spazio a società civile e ambiente naturale. Entrambi chiedono ascolto e la natura lo sta facendo sentire in maniera forte ribellandosi allo sfruttamento selvaggio.

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.