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Case green: a Firenze 35 mila edifici da riqualificare entro il 2035, 200 mila nell’intera Toscana

Il calcolo effettuato dall’Ordine degli ingegneri, che sottolinea la necessità di «regole chiare e strumenti stabili»: «La direttiva europea rappresenta una grande opportunità di riqualificazione del patrimonio edilizio e un passaggio necessario nel percorso di transizione energetica, ad oggi però manca una strategia nazionale strutturata per la sua attuazione»
 |  Toscana

Sono passati ormai quasi due anni da quando è stata approvata definitivamente a livello europeo la direttiva Epbd (Energy performance of buildings directive), meglio nota come “Case green”. Eppure, non solo l’Italia ancora non l’ha recepita, ma il governo non ha neanche ancora inviato la bozza ufficiale del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (Pnre) alla Commissione europea, mancando dunque la prima scadenza fissata per il 31 dicembre 2025. Non solo: così facendo, Palazzo Chigi sta facendo perdere al nostro paese un’occasione concreta di innovazione e crescita sostenibile, facendo colpevolmente passare del tempo prezioso che invece andrebbe impiegato per far emergere le competenze necessarie per portare a termine l’intero processo (servono almeno 15mila nuovi professionisti nell’edilizia sostenibile) e per pianificare in modo adeguato un’operazione che consentirebbe di abbattere massicciamente tanto le emissioni del settore edilizio quanto i consumi energetici degli immobili (il settore edilizio è responsabile del 40% del consumo totale dell’energia e del 36% delle emissioni a effetto serra nell’Ue, con le emissioni “incorporate” – quelle dei materiali di costruzione –  che contribuiscono tra il 10% e il 20% dell’impronta di carbonio totale).

Interessanti dati in tal senso vengono forniti dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze. Nel capoluogo toscano, viene calcolato, saranno circa 20.000 gli edifici da riqualificare entro il 2030, che diventano 35.000 guardando all’orizzonte del 2035. Allargando il calcolo all’intera Toscana, i numeri salgono rispettivamente a 120.000 edifici entro il 2030 e a quasi 200.000 entro il 2035. «Sono queste le dimensioni dell’impatto atteso della direttiva europea sulle Case green in città e nella regione, un provvedimento che rappresenta una grande opportunità di riqualificazione del patrimonio edilizio e un passaggio necessario nel percorso di transizione energetica. Ad oggi però manca una strategia nazionale chiara e strutturata per la sua attuazione», spiega Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed energia dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze.

Secondo quanto previsto dalla direttiva europea, gli edifici residenziali dovranno arrivare a una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, mentre per quelli non residenziali è prevista la ristrutturazione del 16% degli edifici peggiori entro il 2030 con una estensione al 26% entro il 2033. Secondo i dati messi in fila nell’estate 2024 dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, l’obiettivo della direttiva è ridurre il consumo di energia primaria per gli edifici a uso abitativo del 16% rispetto al 2020, quindi di 6,32 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, passando da 39,49 Mtep a 33,17) e ben il 55% di questo risparmio (3,46 Mtep) dovrebbe riguardare gli immobili di classe G, che sarebbero da efficientare almeno per il 43%, in metratura o in numero di edifici. Complessivamente, per il Politecnico si tratta d’investire circa 180 miliardi di euro entro il 2030.

L’Italia ormai non ha più molto tempo a disposizione per recepire questa direttiva europea, considerato che la dead line è stata fissata al maggio 2026. Ma il nostro paese non può permettersi di mancare questo fondamentale appuntamento. «L’adeguamento del patrimonio edilizio consente di ridurre i consumi energetici e di migliorare la qualità di edifici spesso molto datati, non solo sotto il profilo energetico ma anche architettonico e strutturale», osserva Corsi. «È un processo indispensabile per accompagnare la transizione energetica e il crescente utilizzo dei vettori elettrici, che richiede inevitabilmente una riduzione dei consumi complessivi».

Gli ingegneri fiorentini non nascondono però che l’operazione ha dei costi non indifferenti, che andranno gestiti adeguatamente. «In casi medi, come quelli di unità abitative inserite in condomìni di dimensioni intermedie – spiega sempre Corsi – gli interventi possono comportare spese dell’ordine di alcune decine di migliaia di euro per abitazione, con valori che possono variare sensibilmente in base alle condizioni iniziali degli edifici. È evidente quindi il rischio di creare squilibri e disequità se il processo non viene governato in modo corretto».

Ci sono poi da tener presenti due questioni, che vanno affrontate in tempi rapidi. La prima è il miglioramento degli strumenti di analisi per individuare correttamente gli edifici su cui intervenire: «La certificazione energetica consente confronti limitati, mentre la diagnosi energetica sarebbe lo strumento più efficace, pur risultando ancora poco diffusa e onerosa in assenza di adeguate forme di agevolazione», fa osservare il coordinatore della commissione Ambiente ed energia dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze. La seconda questione fondamentale riguarda le tempistiche reali di attuazione degli interventi, prosegue: «L’intero processo di riqualificazione, dalla pianificazione alla progettazione, dalle autorizzazioni all’esecuzione fino alle verifiche e ai collaudi, richiede tempi spesso incompatibili con scadenze troppo ravvicinate, con il rischio di creare criticità operative e tensioni nel sistema, come già osservato in esperienze recenti».

Due questioni che evidenziano perché, in tutta questa operazione, il ruolo del pubblico è decisivo. «Sono necessarie una semplificazione delle procedure, una maggiore uniformità normativa tra livello nazionale e regionale e l’introduzione di strumenti e incentivi strutturali, stabili nel tempo – conclude Corsi - La direttiva Case green non deve trasformarsi in un aggravio per i cittadini, ma restare una grande opportunità, da governare in modo consapevole ed efficace».

Redazione Greenreport

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