La cooperazione globale di fronte a «venti contrari»: quella sul clima al di sotto dei livelli necessari, cala quella per la pace
Il Forum economico mondiale (World economic forum, Wef) già dallo scorso anno ha iniziato a lavorare a uno strumento di indagine chiamato “Barometro della cooperazione globale”. Sulla base di 41 indicatori prevalentemente economici, valuta la collaborazione globale attraverso cinque dimensioni interdipendenti: commercio e capitali, innovazione e tecnologia, clima e capitale naturale, salute e benessere, pace e sicurezza. Ebbene, stando a quanto si legge all’interno del “Barometro 2026”, le forti pressioni sulle istituzioni multilaterali che stanno arrivando da più parti (basti pensare all’atteggiamento assunto dagli Stati Uniti col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca) fanno evolvere la cooperazione globale invece di farla arretrare. Ma le nubi all’orizzonte sono tante, e piuttosto nere.
Spiega il World economic forum che sebbene forme di cooperazione multilaterale siano diminuite, coalizioni più piccole e più agili di Paesi e, a volte, di imprese, sono state determinanti per mantenere i livelli complessivi di cooperazione. E anche che il clima e la tecnologia hanno registrato un forte aumento della cooperazione anche a fronte di venti decisamente contrari (l’ultima notizia in ordine di tempo è l’uscita degli Usa dalla Convenzione quadro Onu sulla crisi climatica), la salute e il commercio sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre la cooperazione in materia di pace e sicurezza ha subito un forte calo.
Se siamo insomma di fronte a una classica medaglia a due facce, resta però il fatto, sottolineato dal Wef, che sebbene la cooperazione globale si stia dimostrando resistente, oggi è al di sotto del livello necessario per affrontare sfide economiche, di sicurezza e ambientali critiche. «In un contesto geopolitico più complesso e incerto, un dialogo aperto e costruttivo è un fattore cruciale per identificare potenziali percorsi di collaborazione che favoriscano interessi condivisi», viene sottolineato dai vertici del Forum economico mondiale.
«In uno dei periodi più volatili e incerti degli ultimi decenni, la cooperazione ha dato prova di resilienza», spiega Børge Brende, presidente e ceo del World economic forum. «Sebbene la cooperazione odierna possa sembrare diversa da quella del passato, gli approcci collaborativi sono essenziali per far crescere le economie in modo intelligente, accelerare l'innovazione in modo responsabile e prepararsi alle sfide di un'era più incerta. Gli approcci flessibili, agili e orientati agli obiettivi sono quelli che hanno maggiori possibilità di resistere alle turbolenze attuali e di produrre risultati».
Nel dettaglio, dal Barometro 2026 emerge che la cooperazione globale si sta reinventando e le mutevoli dinamiche di essa sono visibili in ciascuno dei cinque pilastri del documento. In particolare, si legge «la cooperazione in materia di clima e capitale naturale è cresciuta, ma è ancora lontana dagli obiettivi globali. L'aumento dei finanziamenti e delle catene di approvvigionamento globali ha stimolato la diffusione delle tecnologie pulite, che hanno raggiunto livelli record a metà del 2025. Mentre la Cina ha rappresentato i due terzi delle aggiunte nei settori dell'energia solare, eolica e dei veicoli elettrici, altre economie in via di sviluppo hanno intensificato i loro sforzi. Mentre i negoziati multilaterali diventano più difficili, alcuni gruppi di nazioni, come l'Unione europea e l'Asean (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), associano gli obiettivi di decarbonizzazione a quelli di sicurezza energetica».
Si legge anche che è aumentata la cooperazione in materia di innovazione e tecnologia, che quella in materia di commercio si è «appiattita», che quella in materia di salute e benessere è rimasta stabile «ma gli aiuti sono sotto pressione», mentre la cooperazione in materia di pace e sicurezza ha continuato a diminuire, «con tutti gli indicatori monitorati scesi al di sotto dei livelli registrati prima della pandemia di Covid-19»: «I conflitti si sono intensificati, le spese militari sono aumentate e i meccanismi di risoluzione multilaterale globale hanno faticato a smorzare le crisi. Alla fine del 2024, il numero di sfollati forzati ha raggiunto la cifra record di 123 milioni in tutto il mondo». Il Barometro 2026 del Wef aggiunge una formula di speranza: «Tuttavia, le crescenti pressioni stanno creando un impulso per una maggiore cooperazione, anche attraverso meccanismi regionali di mantenimento della pace». Ma «i venti contrari» di cui parla anche il documento del Forum economico mondiale, soprattutto quelli provenienti dagli Stati Uniti, sembrano annunciare altro.