In Iran già almeno 45 morti e oltre duemila arresti per le proteste in piazza
In Iran sono già almeno 45 i morti e oltre duemila gli arresti seguiti alle proteste antigovernative. Trump fa sapere che «l’Ayatollah potrebbe lasciare il paese» e a stretto giro arriva la risposta di Khamenei: «Ha le mani sporche del sangue di mille iraniani, pensi a governare il suo paese, non cederemo di fronte ai sabotatori». Il regime iraniano accusa Usa e Israele di fomentare malcontento e proteste, ma le manifestazioni vanno avanti dal 28 dicembre a seguito della pesante svalutazione della moneta locale, di un’inflazione fuori controllo, della cattiva gestione statale di servizi fondamentali come la fornitura di acqua e del complessivo peggioramento delle condizioni di vita. Il salto di livello c’è stato nei giorni scorsi, quando il regime ha spento la rete internet e reso ancor più cruente le azioni di repressione nei confronti dei manifestanti.
Amensty international e Human rights watch denunciano «l’uso illegale della forza e delle armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza e da arresti arbitrari di massa». Dice Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa: «Le persone in Iran che hanno il coraggio di esprimere la loro rabbia per decenni di repressione e di chiedere un cambiamento fondamentale si trovano ancora una volta di fronte a un modello letale di forze di sicurezza che sparano illegalmente, inseguono, arrestano e picchiano i manifestanti, in scene che ricordano la rivolta Woman Life Freedom del 2022. Il massimo organo di sicurezza iraniano, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, deve immediatamente ordinare alle forze di sicurezza di cessare l'uso illegale della forza e delle armi da fuoco».
Human rights watch e Amnesty international hanno parlato con 26 persone, tra cui manifestanti, testimoni oculari, difensori dei diritti umani, giornalisti e un medico, hanno esaminato le dichiarazioni ufficiali e analizzato decine di video verificati pubblicati online o condivisi con le organizzazioni. Un patologo indipendente consultato da Amnesty international ha esaminato le immagini dei manifestanti feriti o uccisi. «La frequenza e la persistenza con cui le forze di sicurezza iraniane hanno fatto uso illegale della forza, compresa quella letale, contro i manifestanti, insieme alla sistematica impunità dei membri delle forze di sicurezza che commettono gravi violazioni, indicano che l'uso di tali armi per reprimere le proteste rimane radicato come politica di Stato», dice Michael Page, vicedirettore per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human rights watch.
Anche da Iran human rights arriva una ferma condanna di quanto sta avvenendo nel paese. L’organizzazione considera l'uso di armi militari un crimine internazionale e chiede una risposta immediata da parte della comunità internazionale. Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Ihrngo, dichiara: «Le prove mostrano che la portata della repressione sta diventando più violenta e più estesa ogni giorno. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno la responsabilità di agire con decisione, nel quadro del diritto internazionale, per prevenire l'uccisione di massa dei manifestanti».