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Olimpiadi, Legambiente: «Persa occasione, su un territorio così vulnerabile serve una gestione sostenibile»

La preoccupazione dell’associazione ambientalista anche per il numero di impianti ed edifici legati agli sci ormai dismessi: 78 in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. A poco meno di 60 Km da Cortina, sulla Marmolada, l’impianto della vergogna: la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi, chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. «Quell’impianto sia un monito per il futuro del turismo invernale in quota sempre più minacciato dai cambiamenti climatici»
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Mancano quattro giorni all’apertura dei Giochi invernali 2026 e Legambiente parte veloce nell’analisi di quel che riguarda le Olimpiadi Milano Cortina 2026. «Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi invernali - dichiara il Cigno verde - sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino. La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come ad esempio la nuova pista da bob, a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes oppure le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto e che peraltro incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto. Su un territorio, così, vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione».

Mentre siamo quasi ai nastri di partenza, Legambiente è già pronta con uno speciale dal titolo “Fuori dai giochi” già online (nonché con approfondimenti nel nuovo numero di "La nuova ecologia") e una serie di appunti che non devono scivolar via con l’apertura dei giochi. Un problema di cui tener conto, oltre a quelli appena segnalati, è il fatto che queste Olimpiadi non brillano per trasparenza, come emerge dall'ultimo rapporto della campagna di monitoraggio civico, Open Olympics, promossa da Libera e a cui aderisce anche Legambiente. Secondo lo studio, appena 42 opere saranno terminate prima dell’inizio delle Olimpiadi, mentre il 57% solo dopo, con l’ultimo cantiere nel 2033, scavallando le Olimpiadi 2030 in Francia. Tra i nodi irrisolti resta quello dell’impatto ambientale (manca l’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal Cil); quello della spesa complessiva dei Giochi (si sa quanto costa il Piano delle Opere, ma non chi stia coprendo gli incrementi); quello dei subappalti (sono visibili i nomi, ma non i valori economici, e senza Cig non è possibile incrociare automaticamente i dati con la piattaforma Anac).

Sul fronte climatico, poi, nonostante l’arrivo dell’attesa neve ad alta quota, resta il fatto che il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici stanno ridisegnando la montagna: nevica sempre di meno, i ghiacciai fondono a ritmi preoccupanti, e gli effetti si ripercuotono anche a valle e sulle comunità locali. Secondo gli ultimi studi scientifici l’Europa Centrale, con Alpi e Pirenei, si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto al resto del mondo.  Inoltre, sempre più impianti sciistici vengono chiusi. In Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati censiti in tutto da Legambiente, con il report Nevediversa 2025, 78 impianti e edifici dismessi legati agli scii.

«Non dimentichiamo – aggiunge Legambiente - che ad appena 60 chilometri da Cortina, più precisamente a Canazei (Tn), c’è sulla Marmolada, la Regina delle Dolomiti, la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi, l’impianto della vergogna. Chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. Ad oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata in un’area montana che è patrimonio Unesco. Inascoltato il gestore che proprio nel 2020 assieme alle associazioni ambientaliste aveva lanciato una petizione per far rimuovere tutte le tracce dei vicini impianti in disuso. Quell’impianto, che nel nostro report Nevediversa, annoveriamo tra i brutti casi simbolo di impianti dismessi, sia un monito per il futuro del turismo invernale in quota».

 I dati del report di Nevediversa 2025 di Legambiente sugli impianti da sci dismessi ben raccontano gli impatti che la crisi climatica sta avendo anche sull’industria dello sci e sul turismo montano. Nella Penisola sono 265 gli impianti e gli edifici legati agli sci non più funzionanti, in aumento anche i bacini di innevamento artificiale. 65 quelli mappati in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa.

Tra l’altro la situazione è tutt’altro che rosea per le tre regioni dove stanno per prendere il via le Olimpiadi invernali: la Lombardia conta 44 impianti dismessi ed è dopo il Piemonte (76) la seconda regione con questo triste primato. Tra i casi simbolo, menzionati nel report, in Lombardia, c’è il caso che riguarda il Monte Poieto, Aviatico (Bg) dove restano in stato di avanzato degrado stazioni e tralicci dei vecchi impianti. In Veneto sono 30 gli impianti dismessi censiti da Legambiente, e tra i casi simbolo l’associazione ambientalista annovera lo skilift di un piccolo impianto in funzione fino al 2017 e che si trova a Sella Ciampigotto, Vigo di Cadore (Bl). In Trentino-Alto Adige si contano quattro impianti dismessi, tra cui proprio la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi a Canazei che rappresenta l’impianto della vergona.

Ricorda Legambiente che in una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere la volontà di farsi carico di alcune di queste situazioni critiche; tuttavia, tale impegno non si è mai concretizzato, trasformandosi rapidamente in una promessa svanita nel nulla. Il Trentino-Alto- Adige è anche la regione, stando agli ultimi dati di Nevediversa 2025, con più bacini di innevamento artificiale censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.

«Da chi organizza eventi come le Olimpiadi – conclude Legambiente - ci saremmo aspettati un approccio diverso basato su un nuovo modello di gestione del territorio, che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato. L’Italia con i Giochi Invernali Milano – Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato».

Infine, l’associazione ambientalista ricorda che i Giochi invernali sono in generale tra i grandi eventi più a rischio e minacciati dalla crisi climatica e, al tempo stesso, spesso poco condivisi dalle popolazioni locali. Come denuncia nel suo report, mentre in Italia si procede con un approccio altamente infrastrutturato e poco trasparente, in altri Paesi la tendenza è diversa. In Austria un referendum ha bocciato la candidatura di Innsbruck per i Giochi del 2026, mentre in Svizzera i cittadini del Canton Vallese hanno rifiutato di finanziare l’evento con fondi pubblici. Guardando, invece, alla storia delle Olimpiadi, in diverse città che hanno ospitato i Giochi Invernali, sono state adottate misure per garantire la riuscita delle competizioni: elicotteri per trasportare neve (Vancouver 2010, in Canada), conservazione della neve (Sochi 2014, in Russia) e utilizzo quasi totale di neve artificiale (Pechino 2022, in Cina).

Redazione Greenreport

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