Dramma nel Mediterraneo: i migranti dispersi in mare durante il ciclone Harry potrebbero essere 1000
Nei giorni in cui le cronache nazionali raccontavano le devastazioni provocate in Sicilia, Calabria e Sardegna dal ciclone Harry e poi si diffondevano le spaventose immagini della frana di Niscemi, qualche agenzia di stampa dava anche la notizia del naufragio nel Mediterraneo di una barca con a bordo 51 persone, tra le quali solo una era sopravvissuta e ricoverata a Malta. Già in quelle ore, la rete di attivisti Watch the Med Alarm Phone segnalava che a partire dalla Libia con destinazione Lampedusa erano state ben più di una sola imbarcazione. E ora l’organizzazione italiana Mediterranea Saving Humans dà la conferma di questi timori, che nelle ultime giornate si stanno confermando di dimensioni drammatiche: le persone disperse in mare durante il ciclone Harry potrebbero essere addirittura mille.
«Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito», denuncia Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, che rilancia le nuove testimonianze e i nuovi elementi raccolti negli ultimi giorni dai Refugees in Libia e Tunisia.
Secondo le informazioni trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dal Centro per il coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) di Roma, almeno 380 persone risultano disperse in mare al 24 gennaio. L’allerta raggruppava otto casi Sar (Search and Rescue) distinti, corrispondenti a otto imbarcazioni partite da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026. Sempre al 24 gennaio, nessuna di queste imbarcazioni era stata localizzata e non era stato segnalato alcun salvataggio confermato relativo a questi otto casi Sar. Queste partenze hanno coinciso esattamente con il periodo in cui il Mediterraneo centrale era spazzato dal ciclone Harry.
Da allora questa resta la sola e unica comunicazione ufficiale dell’Autorità marittima europea. Negli ultimi giorni, Ahmed Omar Shafik, comandante della nave mercantile Star, ha condiviso via social le toccanti immagini del salvataggio di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone sopravvissuto al naufragio. Secondo la sua testimonianza, era partito da Sfax a bordo di un'imbarcazione che trasportava circa 50 persone di diverse nazionalità. L'imbarcazione si è capovolta. Konte è sopravvissuto per più di 24 ore in mare prima di essere avvistato dal mercantile a est della Tunisia e a sud di Malta. Durante il suo salvataggio, si vedevano corpi galleggiare nell’acqua. Konte ha perso suo fratello, la moglie di suo fratello, suo nipote e almeno altre 47 persone. Successivamente è stato consegnato alla Guardia Costiera maltese.
Come sottolinea Mediterranea Saving Humans, questa testimonianza è importante non solo per ciò che rivela su uno dei naufragi, ma anche per ciò che conferma più in generale: le imbarcazioni che partivano da Sfax in quel periodo si trovavano in condizioni disperate, con poche o nessuna possibilità di sopravvivenza e senza alcun intervento attivo di soccorso. Ma sono le testimonianze raccolte da Refugees tra le comunità presenti in Tunisia a fornire un quadro molto più ampio e allarmante. Dicono che, dal 15 gennaio in poi, di fronte a una pressione crescente da parte dei militari tunisini con rastrellamenti e devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax e un allentamento dei controlli sulle spiagge, diversi convogli sono partiti da diversi punti costieri. Secondo le testimonianze raccolte da persone che avrebbero dovuto trovarsi su queste imbarcazioni ma che sono state costrette ad aspettare per mancanza di denaro, nonché dai parenti di coloro che sono partiti, interi convogli non sono mai tornati.
Le informazioni restano frammentarie e talvolta contradditorie, sottolineano gli attivisti Mediterranea Saving Humans, ma un dato è certo: la portata di quanto è accaduto supera di gran lunga le uniche notizie ufficiali finora diffuse. Resta il fatto che centinaia di famiglie, parenti e amici dei dispersi sono disperati. Molti gli interrogativi, in particolare sul comportamento del regime di Kaïs Saïed: come si spiega il “lassismo” delle autorità tunisine, molto efficienti invece nei mesi scorsi nel prevenire le partenze dalle coste di Sfax?
«Di fronte a questo – conclude la presidente di Mediterranea Saving Humans - il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all’apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni».