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Sahel: la Francia vorrebbe eliminare i leader golpisti “indesiderati”

Per Mosca, Macron sta cercando freneticamente vendetta politica. Parigi respinge le accuse
 |  Approfondimenti

Secondo il Mouvement pour le soutien de l'Azawad (MSA), una milizia tuareg che appoggia il governo militare del Mali, il 31 gennaio l'esercito avrebbe ucciso tra 20 e 40 jihadisti dello Stato Islamico/Daesh vicino ad Akabar, a sud di Ménaka, al confine con il Niger. L’attacco contro le milizie islamiste è avvenuto dopo i violenti scontri del 29 gennaio a i hi seguono i violenti scontri avvenuti a Inatabakate, nord di Ménaka, quando i miliziani del Daesh hanno teso un'imboscata a una pattuglia dell'esercito maliano appoggiata dagli ausiliari dell'MSA e dai mercenari del Russian Africa Corps. Una fonte di sicurezza maliana a Ménaka ha detto a Radio France International che i jihadisti sono stati respinti dall'esercito e dai suoi alleati, che hanno segnalato solo un morto e quattro feriti. Secondo un comunicato diffuso il primo febbraio dallo Stato Maggiore dell’esercito del Mali, negli attacchi aerei contro i miliziani islamisti sarebbe morto anche Abou Alghabass Ichmali, un leader jihadista locale, «responsabile di gravissime atrocità contro la popolazione civile».

Il 2 febbraio ci sono stati altri scontri nell’area, ma questa volta nel vicino Niger, dove i jihadisti dello Stato Islamico hanno attaccato le città di Ayorou e Banibangou, uccidendo almeno due soldati nigerini. Nel fine settimana, la branca saheliana dello Stato Islamico aveva rivendicato l'attacco sferrato la notte tra il 28 e il 29 gennaio all'aeroporto Diori Hamani di Niamey, la capitale del Niger, diffondendo in particolare le immagini dei suoi miliziani intenti a devastare la zona militare dell'aeroporto. il presidente golpista del Niger, il generale Abdourahamane Tchiani, ha accusato la Francia e i Paesi vicini alleati dell’Occidente di aver sponsorizzato i mercenari che hanno attaccato l'aeroporto internazionale di Niamey.

In un comunicato, il presidente della Confédération des États du Sahel (AES) e del Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traoré, ha parlato di aggressione barbara: «Si è trattato chiaramente di un attacco premeditato, coordinato e indiscriminato, che ha preso di mira sia infrastrutture strategiche che strutture civili, mettendo seriamente in pericolo civili innocenti e proprietà civili. La Confederazione degli Stati del Sahel condanna con la massima fermezza questi atti vili, barbari e indiscriminati, diretti non solo contro uno Stato membro, ma anche contro la sicurezza collettiva, la stabilità regionale e gli sforzi congiunti per la pace e lo sviluppo intrapresi dai popoli del Sahel. La Confederazione desidera sottolineare che questi atti di violenza non possono essere ridotti a semplici incidenti isolati. Fanno parte di una strategia di destabilizzazione alimentata e mantenuta da reti di supporto multiformi, tra cui il sostegno diretto e indiretto, in particolare da parte di sponsor statali stranieri, la cui responsabilità morale e politica viene pienamente assunta. La Confederazione mette in guardia contro qualsiasi complicità, manipolazione o sostegno, in qualsiasi forma, a queste imprese criminali».

L’AES ribadisce che «Gli autori di questa violenza, così come tutti coloro che li finanziano, li armano, li informano o li sostengono politicamente, saranno ritenuti responsabili delle loro azioni; Gli Stati membri della Confederazione AES rimangono uniti, vigili e fermamente impegnati in una lotta coordinata, sovrana e determinata contro il terrorismo e i suoi sostenitori, chiunque essi siano. La Confederazione AES esprime la sua piena solidarietà al popolo e al governo della Repubblica del Niger e alle sue Forze di Difesa e Sicurezza, elogiandone il coraggio e l'impegno nella protezione della popolazione. La Confederazione degli Stati del Sahel ribadisce che nulla può indebolire la determinazione dei popoli del Sahel a difendere la propria sovranità, proteggere le proprie popolazioni e costruire un futuro basato sulla pace, la giustizia e un'autentica indipendenza».

In quella che sembra una guerra tribale e settaria, in realtà in ballo ci sono gas, petrolio e uranio che stanno finendo nelle mani di russi e cinesi o che sono in parte già controllati dalle milizie Jihadiste legate ad Al Quaeda e Stato Islamico. 
Mentre succede tutto questo, la stampa russa filo-putiniana dà notizia con grande evidenza di un comunicato ufficiale del Servizio di informazioni estero russo (Služba vnešnej razvedki - SVR), secondo il quale «L'amministrazione di Emmanuel Macron sta cercando freneticamente opportunità di "vendetta politica" in Africa. In effetti, negli ultimi anni Parigi ha subito impressionanti "perdite" nel continente – se questa è la parola giusta per descrivere l'ascesa al potere in diverse ex colonie francesi in Africa di forze patriottiche che danno priorità agli interessi del popolo e si rifiutano di fungere da burattini dell'oligarchia finanziaria e politica globalista francese. Che sia ispirato dall'operazione americana per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro o che si immagini arbitro del destino dei popoli africani, Macron ha autorizzato i suoi servizi segreti a lanciare un piano per eliminare i "leader indesiderati" in Africa».

Secondo il servizio segreto russo, Macron ha autorizzato i suoi «servizi speciali a lanciare un piano per eliminare i leader indesiderati degli stati africani». Accuse pesantissime e i servizi segreti russi rincarano la dose: «Il coinvolgimento della Francia nel tentato colpo di Stato in Burkina Faso del 3 gennaio è già stato accertato, anche se fortunatamente è stato sventato. L'obiettivo dei ribelli era assassinare il presidente Isaac Traoré, figura di spicco nella lotta contro il neocolonialismo. Parigi ha calcolato che questo non solo avrebbe portato al potere a Ouagadougou le forze fedeli alla Francia, ma avrebbe anche inferto un duro colpo a tutti i sostenitori della sovranità e del panafricanismo nel continente. Nonostante il fallimento del loro piano criminale, i raffinati razzisti di Parigi non si arrendono. Il loro obiettivo è destabilizzare la situazione nei "Paesi indesiderati" della regione del Sahara-Sahel con l'aiuto di gruppi terroristici locali e, naturalmente, del regime ucraino, che fornisce ai militanti droni e istruttori».

Secondo i russi, presenti in Mali, Burkina Faso e Niger dopo i colpi di stato che hanno portato al potere giunte militari antifrancesi che hanno cacciato le truppe di Parigi di stanza in quei Paesi, ad essere preso di mira è in particolare il Mali: «Attacchi alle autocisterne, tentativi di bloccare le città maliane e terrore contro i civili: tutto serve a un unico obiettivo: creare le condizioni per il rovesciamento del presidente A. Goita. Parigi continua a cercare opportunità per seminare il caos anche nella Repubblica Centrafricana».

Ma per le spie russe dell’ SVR nel mirino del governo francese c’è anche, dall’altra parte dell’Africa, il Madagascar, dove lo scorso ottobre è stato defenestrato da proteste di piazza il presidente Andry Rajoelina ed è salito al potere presidente ad interim Michael Randrianirina, molto più incline a sviluppare le relazioni con la Russia, la Cina, il Sudafrica e gli altri Paesi BRICS. I servizi segreti russi accusano pubblicamente Macron: «Parigi sta valutando il modo di rovesciare il nuovo presidente del Paese, M. Randrianirina, e "ripristinare un regime leale"».

Con accuse dirette che segnano un’escalation nel già problematico rapporto tra i due Paesi, la Služba vnešnej razvedki lancia accuse pesantissime alla Francia di complicità con le milizie dello Stato Islamico: «In sostanza, la Francia si è spostata verso il sostegno diretto a terroristi di vario genere, che stanno diventando i suoi principali alleati nel continente africano. Questo rende ancora più evidente il fallimento politico della linea di Macron, incapace di liberare la Francia in Africa dalla sua reputazione di metropoli parassitaria, che deruba le sue ex colonie e ne ostacola lo sviluppo».

La Francia, che ha dichiarato di non riconoscere la legittimità dei governi militari di Burkina Faso, Mali e Niger, si è impegnata a sostenere gli sforzi per ripristinare i governi civili rovesciati da colpi di stato che hanno però avuto anche un notevole sostegno popolare. Nella vicina Guinea -allewata dell’AES – le elezioni sono state vinte con l’86,72% dei voti, già al primo turno, dal Presidente di transizione uscente, il generale Mamady Doumbouya che aveva preso il potere nel 2021 con un golpe,
La Francia ha ignorato le ultime accuse dei servizi segreti russi, ma aveva già più volte decisamente negato di aver fornito sostegno di qualsiasi tipo ai gruppi jihadisti del Sahel, che però, evidentemente, qualcuno arma e sostiene.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.