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Cosa c’entra il cambiamento climatico col ciclone Harry che si abbattuto sull’Italia del sud

Nel periodo 18-21 gennaio registrati fino a 570 millimetri di pioggia nelle località più colpite, con onde alte fino a 9,7 metri e raffiche di vento oltre i 100km orari
 |  Crisi climatica e adattamento

In questi giorni la tempesta mediterranea Harry ha interessato il Sud Italia, in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna, producendo condizioni meteomarine e meteorologiche particolarmente severe. Gli effetti osservati lungo le coste e nell’entroterra si inseriscono in un quadro già descritto dai dati strumentali, che mostrano uno stato del mare estremo e precipitazioni molto intense.

La forza di eventi come questo è legata anche alle condizioni del Mediterraneo, che negli ultimi anni mostra anomalie termiche non limitate alla stagione estiva. Un mare più caldo può fornire maggiore energia e umidità all’atmosfera, contribuendo ad alimentare sistemi di tempesta più intensi. Questo surplus energetico favorisce lo sviluppo di temporali organizzati, precipitazioni molto abbondanti concentrate in aree ristrette e in tempi brevi, i cosiddetti flash floods, e raffiche di vento particolarmente forti, che a loro volta amplificano le mareggiate.

Nel contesto del cambiamento climatico non è detto che eventi di questo tipo diventino necessariamente più frequenti, ma è plausibile che possano risultare più intensi o verificarsi fuori stagione. Questo significa che gli impatti potenziali su territori, comunità e infrastrutture possono aumentare, rendendo ancora più importante la comprensione dei processi fisici in gioco e una corretta valutazione del rischio.

a cura di IngvAmbiente

protezione civile harry

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L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) è stato costituito con Decreto legislativo 29 settembre 1999, n. 381, dalla fusione di cinque istituti già operanti nell'ambito delle discipline geofisiche e vulcanologiche: l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING), l’Osservatorio Vesuviano (OV), l’Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania (IIV), l’Istituto di Geochimica dei Fluidi di Palermo (IGF) e l’Istituto di Ricerca sul Rischio Sismico di Milano (IRRS).