Crisi climatica, in un decennio 169 stati d’emergenza dichiarati in Italia
L’ultimo rapporto dell’Ispra sul dissesto idrogeologico mostra – oltre a evidenti difficoltà di messa a terra degli investimenti, dato che su questo fronte sono stati stanziati dallo Stato 19,2 miliardi in 25 anni, ma solo il 27% è stato speso – rischi crescenti: il 94,5% dei comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera e nel Paese sono attive oltre 636.000 frane, circa i due terzi di quelle censite in tutta Europa.
In questo contesto, il Rapporto Ance-Cresme 2023 ha stimato che dal 1944 a oggi, oltre l’incalcolabile bilancio in termini di vite umane, i danni da terremoti e dissesto abbiano superato i 358 miliardi di euro; in particolare, mentre la spesa per riparare gli eventi sismici è rimasta costante (2,7 miliardi nel periodo 2009-2023 contro 3,1 dei periodi precedenti), la spesa per contrastare i fenomeni di dissesto idrogeologico è triplicata da una media annua di 1 miliardo precedente al 2009 a 3,3 miliardi nel periodo 2009-2023.
Ma gli investimenti, pur indispensabili, non bastano: serve che anche i cittadini possano mettere in campo semplice regole di auto-protezione. Per questo Cittadinanzattiva ha avviato il progetto Sicuri insieme, finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che intende informare e rendere sempre più attivi e consapevoli i cittadini rispetto ai rischi del territorio nel quale vivono, al fine anche di contribuire fattivamente all’aggiornamento dei Piani di Protezione civile comunali.
«Tra il 2012 e il 2023 in Italia è stato dichiarato lo stato d’emergenza 169 volte. Questo dato – snocciola Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – ci ricorda che non possiamo limitarci a reagire, dobbiamo prepararci agli eventi estremi che possono verificarsi, siano essi determinati dai cambiamenti climatici che dall’attività sismica. Rischi naturali e non solo, purtroppo anche le diverse forme di inquinamento determinate dall’uomo gravano sulla salute dei nostri territori e di chi li abita. Il Piano di Protezione civile deve essere a conoscenza di tutti i cittadini e facilmente accessibile per gli stessi, in modo che ognuno possa fare la propria parte nella gestione dei rischi sul territorio. Con Sicuri insieme intendiamo sperimentare percorsi che uniscano tutti gli attori di una comunità per contribuire all’aggiornamento dei piani comunali, attraverso nuove forme di partecipazione».
Dalla fine di ottobre alla metà di dicembre Cittadinanzattiva ha incontrato 12 comunità dal nord al sud del Paese - Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Umbria, Toscana, Veneto - per raccogliere i rischi percepiti dai cittadini nei territori di residenza.
Oltre 300 i partecipanti a questa prima fase del percorso progettuale che hanno di fatto fornito le segnalazioni utili a comporre una “Mappa dei Rischi” per ciascuna delle aree indagate e che sarà alla base dei lavori del successivo appuntamento che si terrà nei primi mesi del prossimo anno, volto al confronto con i tecnici delle Amministrazioni comunali sui contenuti del Piano di Protezione Civile.
A questa prima fase del progetto seguirà una seconda fase operativa. A partire dalle indicazioni raccolte nei diversi territori coinvolti, sono state elaborate 13 specifiche Mappe dei Rischi, costruite sulla base delle segnalazioni e delle percezioni espresse dai cittadini durante i laboratori territoriali. Tali Mappe saranno ora restituite e condivise con le comunità locali, costituendo uno strumento di confronto e di approfondimento utile a rafforzare il dialogo con le amministrazioni e a supportare i successivi percorsi di aggiornamento dei Piani comunali di Protezione Civile.
«La conoscenza del territorio ed una memoria attiva sulle emergenze già vissute dalle comunità sono fondamentali per prepararsi ad eventi estremi ed alle nuove emergenze – conclude Raniero Maggini, responsabile delle Politiche dell’ambiente e del territorio di Cittadinanzattiva – I cittadini che hanno già risposto a “Sicuri insieme” hanno segnalato un’ampia gamma di rischi. È necessario garantire la partecipazione delle comunità alla costruzione ed al successivo aggiornamento del Piano di Protezione Civile, che i fattori di rischio siano noti a tutti, che ciascun cittadino abbia le informazioni utili ad affrontare in modo efficace gli effetti prodotti dalle fragilità dei territori. Ognuno di noi è Protezione Civile e la partecipazione attorno a questi temi va promossa e sostenuta».