Altro che ponte sullo Stretto, dal ciclone Harry danni per 740 milioni di euro solo in Sicilia
Nei giorni scorsi il Sud Italia è stato colpito da forti piogge e venti intensi che hanno amplificato lo sviluppo di mareggiate eccezionali in Sicilia, Sardegna e Calabria: solo per la Sicilia, in base alle prime stime della Protezione civile appena comunicate dal presidente Renato Schifani, si parla di danni da 740 milioni di euro.
Sotto il profilo meteorologico, il ciclone denominato “Harry” è nato dal forte contrasto tra la depressione proveniente dalle coste tunisine e dall’aria fredda proveniente dalla Russia, in un contesto in miglioramento solo dalla giornata di oggi. L’inizio del devastante fenomeno atmosferico risale al 20 gennaio e sicuramente sarà ricordato come la data in cui si è verificata una delle mareggiate più violente che abbiano colpito le coste ioniche della Sicilia orientale almeno negli ultimi 50 anni (le cronache riportano che una mareggiata altrettanto ampia si registrò nel 1972).
Le cruente immagini rilanciate dai media nazionali, ci hanno fatto vedere interi centri rivieraschi pesantemente danneggiati; alcuni dei lungomari paesaggisticamente più caratteristici risultano essere stati cancellati dalla furia delle onde sviluppate dal ciclone, in alcuni casi sviluppatesi fino a 10 metri di altezza. Le area maggiormente colpite dall’eccezionale mareggiata includono Scaletta Zanclea – Comune marinaro situato poco a Sud da Messina – e arrivano a includere l’estremità sudorientale della costa siracusana, dove interi tratti di lungomari sono stati letteralmente distrutti e le ripercussioni sulle infrastrutture, strade e abitazioni hanno provocato danni enormi la cui quantificazione richiederà stime accurate.
Come noto, le coste della Sicilia orientale sono esposte direttamente al mare e non esistono protezioni significative, che possano contrastare o almeno ridurre l’intensità dei venti e delle onde. Nel messinese – lato jonico – paesi come Letojanni e Roccalumera sono stati travolti da onde eccezionalmente alte, che hanno invaso lungomari e strade, allagando contrade e causando danni alle strutture per la balneazione e all’uso ricreativo delle spiagge.
Ricordiamo, per inciso, che stiamo parliamo di comunità secolari, di paesi costruiti sulle coste dello Jonio rispettando la distanza necessaria a mantenere il giusto equilibrio che consentisse loro di convivere, in piena sicurezza, con l’elemento più forte che esista in natura: il mare. Oggi però la crisi climatica in corso, col suo corredo di eventi meteo estremi sempre più intensi e frequenti, sta cambiando il profilo di rischio.
Per restare alla cronaca di questi giorni, anche nel catanese, la situazione è stata altrettanto drammatica: il porto di Catania, è stato letteralmente travolto da onde eccezionalmente violente, che hanno allagato le strade adiacenti all’area portuale e travolto le auto che hanno incontrato; lo stesso dicasi per il lungomare di Ognina, che è stato trasformato in qualcosa di assai simile ad un fiume in piena. Anche Aci Castello ha visto una super mareggiata abbattersi a tarda sera, con onde eccezionali che hanno eroso la costa rocciosa e invaso significative porzioni di aree urbane.
Guardare nei video immagini crude dove si vede il mare esondare – senza ostacoli di sorta – ed entrare nei centri cittadini, spazzando via tutto quello che gli si frappone innanzi, oltre allo sgomento del momento, deve indurci ad una riflessione attenta e seria: cosa sta accadendo agli elementi naturali, l’antico rapporto centrato sul rispetto e sulla ricerca dell’equilibrio con questo elementi da cosa è stato modificato, sussistono ancora margini di manovra per tentare di recuperare gli antichi equilibri che ci appaiono fortemente pregiudizievoli a causa delle azioni umane? Purtroppo, abbiamo ragione di temere che questa mareggiata non sarà un episodio isolato ma potrebbe rivelarsi la prima di una numerosa serie di eventi, che annunciamo l’avvento di un nuovo regime climatico, dove già s’intravedono le condizioni che intensificano i cicloni mediterranei, contribuendo a formare eventi meteorologici estremi per le nostre latitudini.
Le coste siciliane e calabresi ioniche si sono rivelate molto vulnerabili sia per la loro esposizione che per la mancanza dei sistemi dunali un tempo largamente presenti su questi litorali: l’evento climatico eccezionale di questi giorni ha fatto emergere, inequivocabilmente, l’assoluto bisogno d’interventi urgenti: ripascimenti sabbiosi, barriere soffolte e opere di ingegneria capaci di ripristino gli ambienti costieri naturali che, grazie alla loro struttura, ammortizzavano una cospicua parte dell’energia cinetica conferita al moto ondose dai cicloni.
Ultima e non meno dolorosa annotazione riguarda il sistema ferroviario della Sicilia orientale, rivelatosi di una fragilità sorprendente: in molti punti l’obsoleta linea Catania-Messina che, occorre precisare, corre largamente parallelamente alla linea di costa, ha ceduto alle sollecitazioni indotte dalle eccezionali onde. Molti tratti ferroviari risultano essere stati gravemente danneggiati al punto da dover chiudere la circolazione ferroviaria. Non si può tacere che la Sicilia, già pesantemente penalizzata nell’intero suo comparto ferroviario, ora resterà priva dell’unico tratto che, sebbene a singolo binario, ancora consentiva di collegare Catania con Messina su ferro.
E meno male che in campo c’è il progetto del ponte sullo Stretto di Messina: resta solo da immaginare la desolazione del tratto ferroviario del ponte senza il flusso ferroviario della parte orientale dell’Isola.