Al via il termovalorizzatore di Roma, con alcune incertezze sul dimensionamento
Nei giorni scorsi il Sindaco di Roma Gualtieri (nella sua veste di Commissario per il Giubileo) ha firmato la chiusura della conferenza di servizio per l’inceneritore di Santa Palomba, rilasciata nei confronti dell’aggiudicatario della gara per la costruzione e gestione dell’impianto, RenewRome srl, un Consorzio guidato da Acea Ambiente con Suez Italy, Kanadeva Innova, Vanini e RMB.
Si chiude quindi tutta la fase di impostazione del progetto di dotare la capitale italiana di un moderno impianto di termovalorizzazione, coma accade in tutte le capitali europee, superando quindi una strutturale incertezza dei conferimenti dei rifiuti urbani prodotta da cittadini, turisti e aziende di Roma Capitale. Il progetto costituisce attuazione del Piano di Gestione dei Rifiuti di Roma Capitale approvato con l’Ordinanza n. 7 del 01.12.2022 del Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa cattolica 2025 (di seguito “Commissario Straordinario”).
Si entra quindi nella fase di realizzazione dell’impianto, che potrebbe entrare in funzione fera tre/quattro anni (30 mesi di cantiere previsti). Di cosa stiamo parlando? L’impianto sorgerà nell’area industriale di Santa Palomba, nel Comune di Roma Capitale (Municipio IX), in un’area di circa 102mila metri quadri.

L’impianto di termovalorizzazione è costituito da 2 linee di trattamento dei rifiuti, ciascuna dotata di sistema fornocaldaia, per un carico termico massimo complessivo pari a 250 MW.
Le due linee di trattamento condividono una turbina a vapore della potenza elettrica di circa 80 MWe, predisposta con 2 spillamenti per il funzionamento in assetto cogenerativo. L’assetto cogenerativo prevede: teleriscaldamento civile per una potenza massima fino a 5 MWt; predisposizione per cogenerazione industriale fino a 20 MWt.
L’intervento prevede la realizzazione di un impianto sperimentale di Carbon capture and storage (Ccs) finalizzato alla cattura, alla liquefazione e al trasferimento dell’anidride carbonica verso un sito idoneo allo stoccaggio geologico permanente; lo stoccaggio della CO₂ avverrà in giacimenti di gas esauriti localizzati nell’area offshore del Mare Adriatico.
Il progetto prevede l’attivazione del teleriscaldamento civile a servizio delle aree limitrofe di Santa Palomba, per una potenza fino a 1 MWt e la predisposizione per ulteriori utenze industriali.
Il fabbisogno idrico dell’impianto (84mila metri cubi anno) è stato ridotto mediante interventi di ottimizzazione ed efficientamento del processo, tra cui il recupero del vapore acqueo dai fumi di combustione e l’uso di acqua di riciclo del vicino impianti di depurazione di Albano Laziale (solo questo pari a 126mila mc anno) ed il riuso di acqua meteorica (25mila mc anno). Sarà attivato un campo fotovoltaico per 2 MWe.
Il PAUR si riferisce ad un impianto di incenerimento tradizionale (forno a griglia), anche se dotato di tutte le componenti tecnologiche più avanzate per la gestione degli effluenti gassosi. Un impianto autorizzato in R1 (recupero energia) in quanto supera i criteri di efficienza energetica previsti dalla Direttiva europea. L’indice R di efficienza energetica dell’impianto è infatti di 0,991, valore ampiamento superiore al limite della direttiva di 0,65 anche non considerando il correttivo climatico.
L’impianto dispone di un alinea di trattamento delle ceneri per 150.000 tonnellate, con separazione dei metalli (flusso conteggiabile nel calcolo degli obiettivi di riciclo) e lavorazione della frazione minerale per la produzione di un End of Waste utilizzabile nel campo delle costruzioni.
L’impianto è autorizzato per gestire fino 600.000 tonnellate di rifiuti urbani tal quali e fino a 206.000 tonnellate di rifiuti urbani trattati (scarti del riciclo), per un totale complessivo dei due flussi che non può superare le a 600.000 tonnellate. Anche se per la legislazione attuale nazionale, i conferimenti saranno misurati a “carico termico”, valore che rapporterà i quantitativi in tonnellate al potere calorifico dei rifiuti in ingresso. L’impianto sarà interamente destinato ai rifiuti prodotti da Roma Capitale.
Ampio spazio è dedicato nella documentazione autorizzativo alle performance ambientali e ai dati relativi alle emissioni, talmente buoni che il Sindaco ha dichiarato: “Sarà l’impianto più ecologico d’Europa”.
Che si sia scelta la strada di un formo tradizionale è razionale: i forni a griglia sono i più diffusi nel mondo, sono disponibili oggi tecnologie (ammesse nelle BAT) affidabili e ambientalmente sostenibili, che garantiscono performance stabili e certe che offrono alla Capitale la più elevata certezza di trattamento continuo. La scheda progetto parla di una operatività continua garantendo oltre 8000 ore di funzionamento all’anno, con 2000 tonnellate di rifiuti/giorno conferiti.
Che si sia scelta la strada poi di alimentare l’impianto con rifiuti non trattati, è una scelta non solo giuridicamente ammissibile per la legge europea e nazionale, ma nel 2022 validata dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, che, sulla base di una LCA specifica, indicava come il trattamento diretto di rifiuti tal quali in incenerimento fosse la migliore, ambientalmente ed energeticamente sostenibile.
I codici CER ammessi sono i seguenti, che consento il trattamento dei rifiuti indifferenziati e degli scarti del riciclo combustibili:
- 200301 Rifiuti urbani non differenziati
- 190501 Parte di rifiuti urbani e simili non compostata
- 190503 Compost fuori specifica
- 191204 Plastica e gomma
- 191210 Rifiuti combustibili (combustibile da rifiuti)
- 191212 Altri rifiuti (compresi materiali misti) provenienti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 191211.
Dubbi sono stati espressi sul dimensionamento dell’impianto. Vediamo alcuni numeri.
Nel 2024 Roma Capitale ha prodotto 1,643 milioni di tonnellate di rifiuti urbani totali, con il 48,05% di raccolte differenziate (789mila tonnellate) e quindi un indifferenziato pari a 854mila tonnellate (a cui andrebbero aggiunti gli scarti del riciclo, pari a circa 135mila tonnellate). A oggi quindi “servirebbe” un impianto da 989mila tonnellate.
Ma i calcoli vanno fatti sul fabbisogno atteso al 2030 come previsto dal Piano di gestione dei rifiuti di Roma Capitale oggi in vigore. Si prevede una raccolta differenziata del 65% a quell’anno e un tasso di scarto di circa il 15%.
I rifiuti complessivi potrebbero diminuire al 2030, considerata sia la riduzione progressiva della popolazione residente a Roma (2.747.984 persone nel 2024 ed erano 2.864.731 nel 2015), sia la riduzione progressiva dei rifiuti urbani prodotti negli ultimi anni (erano 1,681milioni di tonnellate nel 2015). Il Piano di gestione dei rifiuti urbani di Roma Capitale prevede una forbice di produzione al 2035 compressa fra 1.550.000 tonnellate (scenario di piano) e 1.690.000 (scenario tendenziale).
Nello scenario ottimale significa una quota di indifferenziato al 2030 di 542.500 tonnellate (35% di 1,550 milioni e una quota di scarti di 176mila tonnellate di scarti del riciclo, di cui 25mila a discarica il resto ad incenerimento. Fa un totale 693mila tonnellate. Quindi l’inceneritore di Santa Palomba non basterebbe per il totale di rifiuti urbani indifferenziati e scarti del riciclo, flusso quest’ultimo che continuerebbe ad andare all’impianto di San Vittore o comunque sul mercato. Così come prevede il Piano di gestione dei rifiuti urbani di Roma Capitale, come approvato dal Commissario.
Si potrebbe obiettare che le previsioni del Piano di gestione dei rifiuti urbani di Roma Capitale (che presto vedremo se saranno contenute ed inglobate nell’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti in fase di adozione) non sono adeguate al raggiungimento dell’obiettivo nazionale del 65 % di riciclo al 2035. Obiettivo che, ricordiamo, verrà verificato a livello nazionale e non locale. In uno scenario di rispetto anche a scala comunale di questo obiettivo occorrerebbe una raccolta differenziata dell’80% (310mila tonnellate di indifferenziato) e scarti del riciclo per 216mila tonnellate, di cui circa 190mila ad incenerimento. In tutto fa 500mila tonnellate. In questo caso l’impianto di incenerimento di Santa Palomba sarebbe superiore alle necessità e avrebbe un margine di sicurezza (fermi impianto, manutenzioni) di circa il 20%.
Insomma il valore autorizzato si colloca un po’ a metà strada fra quanto indicato dal Piano di Roma Capitale e quanto “desiderato” da una applicazione rigida a scala comunale degli obiettivi di riciclo europeo. Il dimensionamento dell’impianto sembra quindi orientato ad alcuni elementi di prudenza, sia in termini di realistici risultati delle raccolte differenziate in una città complessa come Roma, sia in termini di garanzie di margine di sicurezza nella gestione operativa. Poi tutto andrà rivisto alla luce del calcolo del “carico termico”.