Più elettricità da sole e vento che dai combustibili fossili, in Europa le rinnovabili fanno la storia
Nel 2025, per la prima volta nella storia d’Europa, è stata prodotta più elettricità da eolico e solare (30%) che da tutti i combustibili fossili (29%): è quanto emerge dalla nuova European Electricity Review del think tank Ember, e il quadro migliora ulteriormente allargando l’analisi anche all’idroelettrico, alle bioenergie e alle altre rinnovabili.
In tal caso l’elettricità generata dalle fonti pulite in Europa arriva a quota 1.331 TWh, quasi la metà (47,7%) del totale, nonostante condizioni meteo atipiche che hanno causato un calo dell’idroelettrico del 12% e dell’eolico del 2%, ma hanno favorito il solare. L’eolico resta la seconda fonte elettrica UE al 17%, e ha prodotto più elettricità del gas.
Il sorpasso di eolico e solare sui fossili nel 2025 è dovuto soprattutto al solare, cresciuto più di un quinto (+20,1%) per il quarto anno consecutivo e balzato al 13% della produzione di elettricità Ue nel 2025, un nuovo record positivo, superando carbone e idroelettrico.
«Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione europea si sta muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento – spiega Beatrice Petrovich, ricercatrice Ember e autrice dello studio – Proprio mentre la dipendenza dai fossili contribuisce all'instabilità geopolitica, la posta in gioco della transizione verso l'energia pulita è più chiara che mai».
Segni di un cambiamento strutturale sono chiari in tutta l’Ue, ma Italia e Germania continuano a pagare il conto più salato per le importazioni di gas (che per il nostro Paese sono costate oltre 23 mld di euro per tutti gli usi secondo le stime Unem sul 2025, quanto quelle di petrolio nello stesso periodo).
In base ai dati messi in fila da Ember i costi delle importazioni di gas per la produzione di elettricità in Ue hanno raggiunto i 32 miliardi di euro (+16% rispetto al 2024), segnando il primo incremento dalla crisi energetica del 2022. E in base al meccanismo del prezzo marginale, per il quale è in genere il gas a fissare il prezzo dell’elettricità all’ingrosso, le ore in cui si è fatto maggior uso di centrali termoelettriche a gas per soddisfare i consumi elettrici hanno spinto in alto i prezzi medi dell’elettricità in Ue dell’11% rispetto al 2024.
«La prossima priorità per il settore elettrico dell'Ue dovrebbe essere quella di ridurre la dipendenza dal gas – sottolinea nel merito Petrovich – La dipendenza dal gas non solo rende l'Ue più vulnerabile al ricatto dei paesi esportatori di combustibili fossili, ma fa anche aumentare i prezzi dell'elettricità. Nel 2025 in Italia abbiamo visto i primi segnali concreti di un maggiore utilizzo delle batterie per stoccare energia rinnovabile e utilizzarla alle ore serali. Con l'accelerazione di questa tendenza, si potrebbe limitare l'uso delle costose centrali termoelettriche a gas, stabilizzando i prezzi e limitando le importazioni di gas».
L'Italia avrebbe la possibilità di seguire le orme della California, essendo già oggi uno dei leader nell'Ue per diffusione delle batterie (detiene il 20% della capacità operativa totale di accumuli di grandi dimensioni dell'Ue), i cui costi peraltro continuano a scendere di anno e in anno: lungo lo Stivale capacità delle batterie di grande scala potrebbe «crescere rapidamente e di quasi sei volte rispetto al 2025», riducendo drasticamente l’uso delle centrali termoelettriche a gas durante i picchi serali di consumo di elettricità.
Puntando con maggiore convinzione su questa tecnologia, l'energia eolica e solare immagazzinata in batteria potrebbe costare molto meno, circa 64 €/MWh, a fronte di un prezzo medio dell’elettricità prodotta nel nostro Paese attualmente di circa 111 €/MWh. Eppure il Governo, come riserva per far fronte a eventuali richieste di picco di elettricità o difficoltà d’approvvigionamenti, punta a mantenere in piedi due centrali a carbone sussidiandole con circa 100 mln di euro l’anno.

«Nonostante le molte criticità burocratiche, nel 2025 – evidenzia nel merito Michele Governatori, esperto senior energia del think tank Ecco – l’Italia ha generato circa 10 terawattora di elettricità da fotovoltaico in più rispetto al 2024. Accelerare questa crescita è l’unico modo per ridurre i prezzi dell’energia in modo strutturale. Al contrario, il Governo italiano sembra più propenso a tenere aperte le centrali a carbone e a fantasticare sul nucleare, mentre la storica dipendenza dal gas fa dell’Italia uno dei mercati energetici meno accessibili dell’Unione europea. Le rinnovabili, insieme ai sistemi di stoccaggio, a maggiore flessibilità e a una più rapida elettrificazione dei consumi energetici, sono gli strumenti migliori per garantire un’energia pulita e sicura. Le rinnovabili sono già più economiche dei combustibili fossili e del nucleare».
«Nonostante il crescente negazionismo climatico di ritorno, le pressioni di Trump per allontanare l'Europa dalle politiche green e le mosse del governo italiano che, tra le altre cose sceglie di mettere in standby alcune centrali a carbone invece di chiuderle, prendendo in considerazione l’intero 2025 per la prima volta la produzione di energia da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico ha superato lo scorso anno la produzione da fonti fossili. Si tratta – conclude Simona Abbate di Greenpeace Italia – di un’ottima notizia, le rinnovabili avanzano perché sono sicure, pulite, democratiche e accessibili. Malgrado questo, il governo italiano ha deciso di legare il nostro Paese al gas statunitense, presentandolo come garanzia di sicurezza energetica, mentre la crescita delle rinnovabili dimostra che l'indipendenza energetica si costruisce con fonti realmente accessibili come il sole e il vento, non con nuove dipendenze fossili. La situazione italiana è infatti emblematica, le scelte del governo sono miopi e vanno a scapito delle persone, dell'industria e del clima».
Mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025, nello stesso anno nel Belpaese è rallentata la crescita sia della potenza installata sia dell’elettricità prodotta da fonti pulite, a vantaggio dei combustibili fossili: Terna segnala che le installazioni di nuovi impianti si fermano a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%).