Dopo la differenziata c’è di più, Plures Alia e soci Coop alla scoperta del Polo di Casa Sartori
L’impegno dei cittadini nel corretto conferimento dei rifiuti urbani nei vari mastelli e cassonetti in cui si articola la raccolta differenziata è solo un primo, seppur fondamentale, passo verso il riciclo di questi materiali in nuovi prodotti. E dopo cosa succede? Per rispondere guardando alle realtà già presenti sul territorio, si è concluso sabato scorso – con una visita guidata al Polo impiantistico di Casa Sartori, a Montespertoli – il progetto “La seconda vita dipende da te! Consapevolezza e buone pratiche per una gestione virtuosa dei nostri scarti”, promosso da Plures Alia in collaborazione con la Sezione Soci Coop di Scandicci.
Avviato nel 2025, il progetto ha dato vita a un percorso partecipato, formativo e concreto, costruito attorno a un messaggio chiaro: nell’economia circolare il ruolo dei cittadini è centrale. La sostenibilità nasce infatti dalla capacità di fare rete tra soggetti diversi – istituzioni, gestori e Gdo – e si costruisce nei territori attraverso i comportamenti quotidiani, anche negli spazi in cui le persone fanno la spesa, si informano e condividono valori.
«Momento conclusivo del progetto è stata la visita al Polo impiantistico di Casa Sartori, un’infrastruttura strategica per il sistema dell’economia circolare e destinata a diventare un punto di riferimento a livello nazionale. Qui i rifiuti organici e biodegradabili (Forsu e rifiuti verdi) prodotti da circa il 50% della popolazione servita da Plures Alia – spiegano dalla multiutility interamente pubblica, che ha in carico la gestione dei servizi d’igiene urbana nella Toscana centrale – vengono trasformati in energia rinnovabile e fertilizzante, rendendo visibile il risultato finale di una filiera che inizia dai gesti quotidiani dei cittadini e dalle scelte di conferimento corretto».
Il biodigestore di Casa Sartori, inaugurato da Plures Alia la scorsa primavera, è già motivo d’orgoglio per la cittadinanza locale: un esempio concreto di Pimby (Please in my back yard), l’esatto contrario delle sindromi Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato elettorale) che in tutta Italia frenano la realizzazione degli impianti necessari alla transizione ecologica: il biodigestore che sorge nel cuore del Chianti ha una capacità di trattamento di 160.000 tonnellate annue di rifiuti organici e verdi, che verrà raggiunta entro il 2027, con una produzione di circa 12 milioni di metri cubi di biometano e 35.000 tonnellate di compost.
La discarica di Casa Sartori, che negli anni ha svolto un ruolo essenziale di presidio ambientale, è un lontano ricordo: esauriti i conferimenti, oggi è tornata una collina verde che fa cornice al biodigestore, inserito nel sontuoso paesaggio delle colline del Chianti grazie a un progetto curato da Pietro Giorgeri, già professore al dipartimento di Architettura all’Università di Firenze. Il biodigestore più grande dell’Italia centrale è diventato così parte integrante di un territorio di pregio, garantendo (grazie anche al supporto fornito in prospettiva dal biodigestore Albe di Peccioli e dall’impianto di compostaggio di Faltona) l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti organici alla Toscana centrale.
«La visita – concludono da Plures Alia – si è articolata in due momenti: una prima parte in aula, dedicata all’illustrazione tecnica del funzionamento dell’impianto, seguita dal percorso all’interno della struttura accompagnati dai tecnici. Un’esperienza che ha permesso ai partecipanti di collegare le informazioni ricevute durante gli incontri formativi con la realtà operativa degli impianti, rafforzando la consapevolezza del valore di una raccolta differenziata di qualità. Perché ogni rifiuto, se gestito correttamente, non è un problema da nascondere, ma una risorsa da valorizzare».