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Con quali impianti (e da collocarsi dove) non è ancora chiaro

Rifiuti urbani, ogni Ato della Toscana dovrà essere autosufficiente nella gestione

Perini (Cispel): «Bisogna avere la consapevolezza di far partecipare tutti alla valorizzazione dei processi»
 |  Toscana

Si è svolto ieri a Scandicci un nuovo incontro per fare il punto sulla gestione dei rifiuti urbani nel cuore della Toscana; organizzato dall’Autorità d’ambito ottimale (Ato) Toscana centro – costituita dai Comuni compresi nelle province di Firenze, Prato e Pistoia –, ha preso le mosse dal Piano regionale di gestione dei rifiuti (ribattezzato in Toscana Piano per l’economia circolare - Prec) approvato dal Consiglio regionale lo scorso gennaio ma ancora in attesa di essere calato sui territori declinandosi nei tre piani d’ambito regionali: centro, costa e sud.

«Vogliamo promuovere una gestione intelligente dei rifiuti, che privilegi il riuso, la preparazione al riutilizzo, il riciclo e il reimpiego nei cicli produttivi, così da trasformare ciò che oggi consideriamo scarto in una risorsa. Solo in ultima istanza, e nella misura più limitata possibile, si dovrà ricorrere allo smaltimento – spiega il nuovo assessore regionale all’Ambiente, David Barontini – Concretamente – ha precisato Barontini - il programma regionale di riduzione dei rifiuti e dei conferimenti in discarica di rifiuti urbani prevede di arrivare al 20% del totale nel 2026, con l'obiettivo di scendere sotto al 10% nel 2035. Abbiamo inoltre l’obiettivo, entro il 2028, di arrivare al 75% di raccolta differenziata e al 65% di riciclaggio».

Al momento siamo piuttosto lontani. Secondo il rapporto Ispra 2025 (con dati 2024) sui rifiuti urbani, la raccolta differenziata toscana (68,1%) supera il dato nazionale, per un riciclo effettivo pari a circa 53% mentre il recupero energetico si ferma al 7,1%; 635mila tonnellate di rifiuti toscani finiscono invece nelle discariche regionali, circa il 30% del totale rifiuti di derivazione urbana prodotti.

Premesso che la produzione di rifiuti urbani nell’ultimo anno è cresciuta in Toscana tre volte meno della media italiana, sul fronte della prevenzione è necessario continuare a investire, ma ci sono naturalmente dei limiti a questa strategia; soprattutto, una volta prodotti, i rifiuti vanno gestiti. È possibile farlo attraverso impianti industriali, e per rosicchiare il ruolo delle discariche è necessario fare spazio a quelli che stanno più in alto nella gerarchia europea di gestione: riciclo e recupero energetico. Il problema è dove realizzarli, viste le numerose sindromi Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato elettorale) che ne frenano la realizzazione.

«Nel rispetto dell’assetto della governance che caratterizza la nostra regione – argomenta Barontini – si è aperta la fase dell’approvazione dei Piani di Ambito da parte delle Autorità. A tal proposito sarà particolarmente importante il raggiungimento dell’obiettivo di autonomia di ciascuna delle tre Ato toscane».

Il fatto è che i tre piani d’ambito avrebbero dovuto essere approvati a 180 giorni di distanza dal Prec, poi lo scorso agosto la Giunta regionale ha tolto ogni deadline, chiedendo solo di predisporli «nei tempi più brevi possibili» ma riservandosi l’avvio dei poteri sostitutivi in caso d’inerzia.

«auguro che il Piano d’Ambito possa avere due valori sostanziali – commenta Nicola Perini, presidente di Confservizi Cispel Toscana – Il primo è trovare la formula perché tutti i soggetti coinvolti cooperino, senza cercare di prevalere l’uno sull’altro. Il secondo è che possa diventare uno strumento collettivo perché le aziende possano fare i piani industriali, perché i Sindaci possano raccontare la verità ai propri cittadini, e perché ci sia una condivisione dei progetti e delle priorità sulle quali investire. Bisogna avere la consapevolezza di far partecipare tutti alla valorizzazione dei processi. Se sfruttiamo questa occasione, avremo affrontato con senso di responsabilità civile questa sfida».

È utile ricordare che il Prec si concentra prevalentemente sulla gestione dei rifiuti urbani – gli speciali sono il quintuplo ma, come noto, per legge ricadono all’interno delle dinamiche di mercato –, ma puntando comunque a “la “teorica” autosufficienza regionale di trattamento dei rifiuti, ovverosia il conseguimento di condizioni che consentano il rispetto del principio di prossimità, annullando pertanto le quote di rifiuto esportato” per quanto riguarda gli speciali, oltre a perseguire il criterio di “tendenziale autosufficienza a livello di Ato per la gestione dei rifiuti urbani”.

La differenza tra la presenza o meno di nuovi impianti è resa plasticamente dalla distanza tra scenario inerziale (senza l’introduzione di specifiche nuove azioni) e programmatico. Nell’anno a regime del piano (2028), lo scenario programmatico propone raccolta differenziata al 75% (contro il 65% dello scenario inerziale), riciclo dei rifiuti urbani al 65% (contro 44%) che sale al 71% nel 2035 (vs 48%), smaltimento in discarica per gli urbani inferiore all’1% (vs 36%). Ampliando le osservazioni anche ai rifiuti speciali, spicca il dato sul fabbisogno agli smaltimenti in discarica per il periodo 2022-2028: 8,30 mln ton (tra urbani e speciali) nello scenario programmatico contro i 10,78 di quello inerziale.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.