Dopo 25 anni di negoziati il Mercosur deve ancora attendere: blitz al Parlamento europeo, l’intesa va alla Corte Ue
Non sono bastati oltre 25 anni di negoziati. Né è bastato l’accordo politico raggiunto dai vertici europei dopo lunghe trattative che hanno coinvolto anche la Politica agricola comune, poi ratificato insieme ai capi di Stato e di governo sudamericani sabato scorso in Paraguay. L’intesa per il libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur è stata bloccata da un voto del Parlamento europeo: con appena 10 voti di scarto (334 sì, 324 no e 11 astensioni), è stata approvata la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere legale. Inutile fare previsioni sul possibile contenuto del pronunciamento dei giudici. Non è invece azzardato farle sulla tempistica, e cioè prevedere che ci vorranno ancora diversi mesi (c’è chi sostiene addirittura un anno e anche di più) prima che da Lussemburgo arrivi una risposta e poi, a quel punto, l’Europarlamento torni a riunirsi per discutere quanto deciso dalla Corte.
La richiesta di bloccare la ratifica finale dell’accordo in attesa di un parere legale è stata presentata da un gruppo di 144 eurodeputati appartenenti ai gruppi della Sinistra, dei Verdi e di parte dei Liberali, che hanno proposto di «domandare il parere della Corte di giustizia, a norma dell’articolo 218, paragrafo 11, Tfue, circa la compatibilità con i trattati dell’accordo previsto, della proposta che l’Ue concluda l’accordo di partenariato Ue-Mercosur e l’accordo interinale sugli scambi e della procedura seguita per ottenere tale conclusione».
Sulla carta, visti gli equilibri registrati all’ultimo vertice europeo e i numeri dell’Eurocamera, nella quale il principale gruppo è quel Ppe che ultimamente si è sempre mosso in linea con le posizioni espresse dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, la mozione contro il Mercosur sembrava avere poche chance di essere approvata. Ma evidentemente il fronte dei contrari, guidato dalla Francia, ha saputo giocare meglio le proprie carte rispetto a quello dei favorevoli raccolto intorno alla Germania. Quanto all’Italia, il governo Meloni si è schierato fino a poche settimane fa con l’Eliseo, per poi dirottare sulla posizione favorevole all’accordo dopo che da Bruxelles è arrivato l’annuncio di fondi anticipati da destinare alla Politica agricola comune. E, sempre per restare con lo sguardo centrato sull’Italia, al voto che ha bloccato l’intesa col Mercosur si sono create delle alleanze sui generis: si sono espressi per il rinvio alla Corte di giustizia e hanno cantato vittoria gli eurodeputati eletti con Lega, M5S e Avs, mentre hanno votato contro quelli eletti con Fratelli d’Italia, Fi e Pd.
Inutile dire che il blitz riuscito al Parlamento europeo viene salutato con entusiasmo dalla lobby degli agricoltori, che nelle ultime settimane e ancora in questi giorni avevano invaso Bruxelles e altre capitali europee con trattori e slogan anti Ue. E inutile dire che la Commissione europea guidata da von der Leyen esce indebolita da questa partita. Se la presidente, che sabato per la firma in Paraguay aveva usato toni trionfalistici, ora tace, il portavoce della Commissione Ue Olof Gill non nasconde il «rammarico» per questo stop: «Secondo la nostra analisi le questioni sollevate nella mozione del Parlamento non sono giustificate, perché la Commissione le ha già affrontate in modo molto dettagliato». Di parere diverso Saskia Bricmont, esponente belga dei Verdi che insieme alla collega francese Majdouline Sbaï si è mobilitata per la proposta di rinvio alla Corte di giustizia: «Con questo voto il Parlamento europeo ribadisce il proprio impegno a favore dello Stato di diritto».