Investire in misure di adattamento alla crisi climatica fa crescere la competitività dell’Europa
Investire in misure di adattamento ai cambiamenti climatici ha un costo non indifferente per il budget complessivo dell’Unione europea. Ma, a conti fatti, si tratta di cifre ben spese, di impiego di denaro che fa aumentare la resilienza economica e la competitività dell’Europa, riducendo al contempo le perdite causate da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. E sempre più gravosi, in termini di perdite di vite umane, oltre che in termini meramente economici. La questione viene affrontata in un report realizzato dall’Agenzia europea dell’ambiente, l’European environment agency (Eea). Nel documento, ricco di riferimenti a studi di economisti, dati e cifre, viene anche sottolineato che rendere in particolare l’agricoltura, l’energia e i trasporti resistenti ai cambiamenti climatici potrebbe prevenire danni economici sostanziali, sostenendo al contempo la produttività a lungo termine del Vecchio continente, che attualmente si muove in condizioni di sempre maggior debolezza – per alti via di più costi dell’energia e di minore disponibilità di materie prime – rispetto ai colossi rappresentati dagli Stati Uniti a Ovest e dalla Cina a Est.
Il focus dell’analisi è sull’agricoltura, l’energia e i trasporti perché questi sono tra i settori più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Renderli resilienti rispetto all’innalzamento delle temperature e ai conseguenti eventi meteo estremi potrebbe richiedere investimenti stimati tra 53 e 137 miliardi di euro all’anno entro il 2050 e altri 59-173 miliardi di euro all’anno entro il 2100, a seconda dello scenario delle emissioni climatiche, di quanto impegno viene messo nel taglio dei gas serra da uso di combustibili fossili e di quanto tempestivamente si interviene.
Il report non solleva il problema di come ultimamente l’impegno a tagliare le emissioni di CO2 stia diminuendo a livello globale anziché rafforzarsi, come dimostrano il risultato deludente della Cop30 di Belém, le concessioni in termini di «flessibilità» approvate dall’Ue circa l’obiettivo al 2040 (e la retromarcia sullo stop ai motori endotermici dal 2035), ma sottolinea un altro problema tutt’altro che secondario: a fronte di quelle cifre che secondo i ricercatori dell’Eea sarebbe necessario investire, che sono comprese nella forbice tra i 53 e i 137 miliardi di euro, attualmente l’Ue si muove su livelli di finanziamento stimati tra appena i 15 e i 16 miliardi di euro all’anno. Una scelta sbagliata, si capisce leggendo il report, perché l’adattamento climatico e la resilienza non solo mitigano l’impatto della crisi climatica, ma sostengono la competitività, la sicurezza e l’innovazione dell’Europa: «Misure di adattamento ben scelte possono sbloccare il potenziale economico e generare benefici per la società, oltre a evitare perdite economiche», è il punto centrale attorno a cui ruota l’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente. Insieme a quest’altro: affinché l’adattamento climatico e la resilienza siano più efficaci, deve accadere presto, ora, al fine di sostenere anche gli sforzi di mitigazione del clima.
Il motivo dell’urgenza è presto detto: per molto, troppo tempo l’adattamento climatico ha ricevuto relativamente poca attenzione nelle discussioni sul cambiamento climatico, che sono state dominate dagli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra. Ultimamente, nota l’Eea, l’aumento della frequenza e della gravità dei disastri legati al clima, ha spinto l’adattamento più in alto nell’agenda politica comunitaria e ha contribuito a un più ampio cambiamento nella percezione pubblica. E questo è fondamentale, perché se è vero che l’adattamento non può sostituire la mitigazione della crisi climatica, è anche vero che alcune misure in quell’ambito possono portare benefici collaterali alla mitigazione. «Le misure di adattamento precoci e proattive sono cruciali per ridurre i rischi e prevenire le perdite, in particolare a medio termine – sottolineano i ricercatori dell’Eea – un’azione tempestiva può rafforzare la resilienza, ridurre i costi futuri e aiutare le comunità a far fronte in modo migliore agli impatti climatici».
Il motivo dell’urgenza, inoltre, è anche di carattere puramente economico. Sempre facendo riferimento a una serie di studi precedenti condotti da esperti e istituti di ricerca internazionali, l’analisi dell’Eea sottolinea che a lungo termine il potenziale di adattamento può essere limitato o gli obiettivi possono essere raggiunti solo a costi molto elevati, decisamente maggiori di quelli che sarebbero sufficienti se messi in campo oggi. Ad esempio, le stime suggeriscono che l’investimento annuale dovrebbe raddoppiare per un aumento della temperatura da 1,5°C a 2°C al di sopra dei livelli preindustriali. Per un aumento a 3°C, potrebbe addirittura quadruplicare. Più il tempo passa senza che si agisca, insomma, più bisognerebbe spendere per ottenere i risultati sperati.
Altrettanto evidente è il motivo per cui convenga spendere oggi per evitare di dover affrontare costi maggiori un domani neanche troppo lontano. Per fare un confronto, i ricercatori spiegano che l’Ue ha registrato tra il 2021 e il 2024 perdite economiche annuali pari a circa 40-50 miliardi di euro a causa di eventi meteorologici estremi. Non solo. Questa cifra è in proporzione decisamente elevata, se si pensa che le perdite sono state in totale di 822 miliardi di euro nel periodo 1980-2024. Infatti, spiegano i ricercatori dell’Eea, gli anni 2021-2024 hanno rappresentato i quattro anni con le perdite economiche annuali più elevate dal 1980. Non è finita: poiché tali cifre tengono conto solo delle perdite dirette, la somma dei costi totali sarà più elevata. E, per finire, si prevede un intensificarsi degli eventi meteorologici estremi e dei fenomeni climatici estremi, con conseguenti ulteriori perdite economiche.
Se a questo punto dovrebbe essere piuttosto chiaro perché convenga investire in misure per l’adattamento, e perché convenga farlo in tempi rapidi, i ricercatori dell’Agenzia europea dell’ambiente aggiungono un ulteriore tassello che rafforza il discorso. Come spiegato sopra, i costi dell’adattamento dipendono dal successo degli sforzi globali di mitigazione dei cambiamenti climatici. In altre parole, più lento e moderato è il riscaldamento climatico, minori saranno i costi di adattamento. Tuttavia, aggiungono gli esperti dell’Eea, è vero anche il contrario: la ricerca evidenzia infatti che gli investimenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici possono anche generare benefici per la mitigazione dei cambiamenti climatici, creando un cosiddetto «doppio dividendo».
Cosa vuol dire? In sintesi, che sebbene i costi degli investimenti nell’adattamento alla crisi climatica possano sembrare elevati, l’aumento della capacità di adattamento porterà maggiori benefici all’economia e alla società nel suo complesso, e che investimenti ben progettati nell’adattamento possono generare due tipi di benefici contemporaneamente. Da un lato, la riduzione dei rischi climatici (dividendo dell’adattamento): gli investimenti proteggono le persone, le infrastrutture e le economie dai danni causati da condizioni meteorologiche estreme, dall’innalzamento del livello del mare e da altri impatti climatici. Dall’altro, nel contempo, si ottiene una riduzione delle emissioni di gas serra e/o un aumento della sostenibilità (dividendo di mitigazione): molte misure di adattamento riducono infatti anche le emissioni di gas serra o sostengono gli obiettivi climatici a lungo termine.
L’Agenzia europea dell’ambiente fornisce anche un elenco, per quanto non esaustivo, di esempi che illustrano come diverse misure di adattamento possano anche favorire la mitigazione: si va dalle soluzioni basate sulla natura (il ripristino delle zone umide protegge dalle inondazioni e immagazzina CO2) agli esempi di agricoltura resiliente (una migliore gestione del suolo, l’agroforestazione e l’uso di colture resistenti alla mancanza d’acqua aumentano la resilienza alla siccità e al caldo estremo, salvaguardando la produzione alimentare e il reddito degli agricoltori), dalla mobilità e le infrastrutture sostenibili (il trasporto pubblico elettrificato disincentiva gli spostamenti con mezzi alimentati con combustibili fossili e le infrastrutture verdi e l’ombreggiamento urbano aiutano a gestire le inondazioni e il calore) agli edifici efficienti dal punto di vista energetico allo stoccaggio e distribuzione di energia resilienti (le reti intelligenti utilizzano sensori e controlli avanzati per ottimizzare il consumo energetico in tempo reale).
E non è finita, perché in questo report l’Eea introduce anche il concetto di «triplo dividendo della resilienza», che mira ad ampliare l’ambito della gestione del rischio di catastrofi e sottolinea l’importanza di un approccio aperto nel considerare i benefici dell’adattamento ai cambiamenti climatici: in questo caso il triplo dividendo è rappresentato da minori perdite, maggiori produttività e valore, e benefici condivisi (in termini di biodiversità, salute pubblica, coesione sociale, qualità dell’aria e dell’acqua ecc.).
Nel report dell’Eea si fa anche riferimento a un recente studio del World resources insitute dal quale emerge che a livello globale su 320 investimenti di adattamento in 12 paesi (non europei) ogni dollaro statunitense investito nell’adattamento può portare oltre 10,50 dollari di benefici in un periodo di 10 anni e produrre un rendimento medio del 27% per progetto. Inoltre, i valori medi del secondo e terzo «dividendo» erano il doppio di quelli delle perdite evitate. La fattibilità di molti investimenti nell’adattamento, si legge nello studio, non dipendeva nemmeno dal verificarsi del disastro previsto. Quasi la metà degli investimenti nell’adattamento valutati ha prodotto benefici collaterali in termini di mitigazione, rafforzando le potenziali sinergie con le attività inerenti quest’ultima.