Cambiamo aria, l’inquinamento atmosferico in Italia uccide oltre 43mila persone l’anno
I dati definitivi 2025 del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign mostrano un quadro ancora fortemente critico per il nostro Paese, nonostante i decessi da particolato atmosferico (Pm2,5) siano calati del 43,4% rispetto al 2005.
«L’inquinamento atmosferico – spiegano dal progetto – è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. È associato a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. Secondo l’OMS, ogni anno oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili».
In particolare, l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente documenta che l’Italia conquista ancora il triste primato del Paese Ue con più morti l’anno da inquinamento atmosferico: 43.083 da Pm2.5, 11.230 da O3, 9.064 da NO2.
Il progetto Cambiamo Aria ha analizzato in particolare i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con 1) i limiti di legge attualmente in vigore, 2) i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, che entreranno in vigore dal 2030 e i valori raccomandati dall’OMS (Linee guida 2021).
- PM2,5 – l’inquinante più pericoloso per la salute: Nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 µg/m³ (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 µg/m³), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165.
- NO2 - In tutte le città italiane dello studio l’NO2 sfora i limiti giornalieri dell’OMS per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l’anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100. Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 μg di media annua - Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) - arrivando fino a cinque volte la soglia OMS (10 μg).
- PM10 - Tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall’OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 μg. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno.
«I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale», dichiara Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia: «Rimandare ancora politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature».
Il particolato fine PM2,5, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta il rischio maggiore. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate: circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili riducendo l’inquinamento verso la soglia OMS di 5 µg/m³.
Per questo ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono con forza il rapido recepimento e la piena attuazione della Direttiva UE 2024/2881; un aggiornamento del Piano Nazionale Aria e dei Piani regionali; investimenti strutturali su trasporto pubblico, mobilità attiva, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione e fonti rinnovabili; e una decisa riduzione del traffico privato e delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento.
Per Paolo Bortolotti, responsabile del progetto Cambiamo Aria, «i nuovi standard europei non sono un obiettivo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, resteranno fuori portata».
I settori dove sarebbe più urgente intervenire, per lenire gli impatti sulla salute, sono infatti già chiari. Sappiamo infatti da dove arriva l’inquinamento atmosferico: le principali fonti di provenienza per le polveri sottili sono riscaldamento degli edifici, allevamenti e trasporti stradali; per il biossido d’azoto, il traffico veicolare; per l’ozono, trasporto su strada, riscaldamento e produzione di energia. E sappiamo anche dove agire: l’area più inquinata – e tra le più inquinate d’Europa – è la Pianura Padana. Cosa manca? La volontà politica di agire, e salvare vite.