La Regione Sardegna apre il confronto sull’obiettivo 100% energie rinnovabili
La Sardegna ha chiuso il 2025 come peggiore Regione d’Italia per mancata conformità rispetto ai pur timidi obiettivi di installazione per gli impianti rinnovabili stabiliti dal decreto Aree idonee (- 376 MW), eppure perseguire l’obiettivo 100% rinnovabili permetterebbe all’isola non solo di abbattere drasticamente le emissioni climalteranti – le stesse che alimentano eventi meteo estremi come il ciclone Harry della scorsa settimana –, ma anche abbassare le bollette dei sardi del 20%.
È quanto emerso nei mesi scorsi da uno studio realizzato da Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova e commissionato dal Coordinamento Free, in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas, Italia Solare e il think tank Ecco, di cui abbiamo già dato conto su queste colonne; adesso questa prospettiva è stata illustrata direttamente all’assessore all’Industria della Regione, Emanuele Cani, da una delegazione del Coordinamento Free e del mondo universitario.
Nel corso dell’incontro, sono stati toccati i principali nodi della discussione pubblica: l’opportunità di ridurre i prezzi dell’energia, la necessità di garantire maggiore competitività alle imprese locali e l’urgenza di una pianificazione energetica coerente con gli obiettivi europei, il tutto unito a un’attenzione verso il paesaggio dell’isola.
«Abbiamo riscontrato una disponibilità importante da parte dell’assessorato all’ascolto e al confronto tecnico – ha dichiarato la delegazione Free al termine dell'incontro – Abbiamo offerto piena disponibilità a un approfondimento puntuale dei dati e dei modelli presentati».
Il dialogo è stato «franco e costruttivo», pur nella consapevolezza delle sfide complesse che la Sardegna è chiamata ad affrontare. Free e i rappresentanti delle università hanno fatto emergere con chiarezza che, se si vogliono cogliere i benefici di abbassamento dei prezzi dell’energia e di opportunità per le imprese sarde, la transizione non deve essere rinviata e serve una visione integrata, fondata su evidenze scientifiche e sulla partecipazione attiva dei territori. Il Coordinamento Free ha dato dunque la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni regionali sia per ulteriori approfondimenti sullo studio che per eventuali aspetti specifici che dovessero essere di interesse dell’assessorato.