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Ue, caso Groenlandia non chiuso: «È un campanello d’allarme per la nostra sicurezza energetica»

Il commissario all’Energia Jørgensen è intervenuto in audizione al Parlamento europeo sottolineando che sul gas l’Europa sta ripetendo con gli Usa un errore commesso in passato con la Russia: «C’è il rischio di rimpiazzare una dipendenza con un’altra»
 |  Nuove energie

Il messaggio è chiaro: l’Europa non deve sottovalutare il «campanello d’allarme» rappresentato dalla crisi innescata da Donald Trump sul territorio della Groenlandia. E sul gas guai a «sostituire una dipendenza con un’altra». Ovvero a ripetere con Washington un errore già commesso con Mosca. Il commissario dell’Unione europea per l’Energia, Dan Jørgensen, è intervenuto in audizione presso la commissione Industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo. Durante l’incontro ha illustrato i dettagli della proposta della Commissione Ue per l’European grids package (il pacchetto per le reti energetiche europee che prevede investimenti in ammodernamento di circa 584 miliardi di euro entro il 2030) e ha risposto alle domande degli eurodeputati su come abbassare i prezzi dell’energia e aumentare l’indipendenza dal gas russo. Poi ha anche avuto un incontro con i giornalisti presenti a Bruxelles, riportato in parte quanto discusso in commissione e riferito che in molte capitali europee sta montando la preoccupazione per il crearsi di una dipendenza rispetto alle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, che vanificherebbe i passi compiuti a livello comunitario per lasciare alle spalle la necessità di importare gas dalla Russia: «C’è una inquietudine crescente, che condivido, legata al rischio di rimpiazzare una dipendenza con un’altra. Gli sconvolgimenti geopolitici seguiti alla crisi della Groenlandia sono stati un campanello d’allarme».

Il commissario Ue all’Energia ha sottolineato che non è intenzione dell’Unione europea alimentare conflitti commerciali con gli Stati Uniti, ma se già prima il tema della diversificazione dell’approvvigionamento energetico era tenuto ben presente dai vertici comunitari, dopo l’offensiva di Trump per il controllo dell’isola artica la questione è diventata centrale e non più rinviabile. Per questo Jørgensen conferma che l’Ue sta «cercando alternative» e per questo lo stesso commissario Ue all’Energia ha fissato in agenda una serie di viaggi in Canada, Qatar e nei paesi del Nord Africa «con l’obiettivo di migliorare le nostre relazioni» e, sottinteso, per discutere delle forniture di Gnl da questi paesi.

Secondo le analisi dell’Ieefa (Institute for energy economics and financial analysis), l’Ue lo scorso anno ha ottenuto circa il 57% del suo Gnl dagli Stati Uniti e il 27% di tutto il gas, considerando sia le forniture di Gnl che quelle tramite gasdotto. Prima dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina, l’Ue importava circa il 40% del suo gas da Mosca, percentuale che nel 2025 è scesa a circa il 13%, che dovrebbe ulteriormente diminuire nel corso di quest’anno per poi azzerarsi nel 2027.

La strada per evitare di passare dalla padella di Putin alla brace di Trump e garantire l’indipendenza energetica dell’Europa passa ovviamente per un’accelerazione sulle rinnovabili: non a caso un altro esponente di vertice dell’Ue, la commissaria per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, ha sottolineato che l’Unione dovrebbe concentrarsi, insieme, su competitività e politiche climatiche, perché il Green deal è lo strumento giusto per rafforzare l’economia e anche l’indipendenza energetica europea: «Potrei persino dire che è giunto il momento di riconsiderare e riformulare il Green deal come un Freedom deal».

Per ora, ha detto Jørgensen, il gas americano rimane «essenziale» per sostituire le forniture russe. Ma in tempi «molto agitati» come questi, non è escluso il ripresentarsi di una «turbolenza geopolitica» come quella innescata sulla Groenlandia da Trump. Da qui la necessità di riconsiderare il rapporto con gli Usa, anche dal punto di vista degli scambi commerciali e delle forniture energetiche. Rispondendo a un eurodeputato danese che chiedeva rassicurazioni sulla difesa delle risorse artiche, Jørgensen ha risposto: «Dobbiamo essere onesti con i cittadini europei. La situazione più seria e complessa che stiamo affrontando non è solo tecnica, sono i rapporti tesi con gli Stati Uniti. Oggi ci troviamo di fronte a un’amministrazione americana che non esclude l’uso della forza — o quantomeno di una coercizione estrema — per assicurarsi il controllo strategico della Groenlandia. Questo cambia tutto per la nostra sicurezza energetica».

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.