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Il decreto Energia sarà approvato “entro febbraio”, ma nella filiera delle rinnovabili cresce già l’allarme

Italia Solare si rivolge direttamente alla presidente Meloni: «Il risultato sarebbe un aumento dei prezzi dell’elettricità, esattamente il contrario dell’obiettivo che state perseguendo»
 |  Nuove energie

A margine degli Energy days organizzati dal Politecnico di Torino, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto ha annunciato che il Consiglio dei ministri approverà “entro febbraio” il decreto Energia (o Bollette che dir si voglia) già annunciato e poi rimandato per molti mesi.

«Stiamo andando avanti articolo per articolo, ormai sta diventando un treno con tanti, tantissimi vagoni – premette Pichetto – Tutta la parte tecnica è praticamente conclusa non la facciamo uscire perché automaticamente si creerebbero di nuovi dibattiti perché tutte le volte che si interviene con qualche regola automaticamente c'è chi la regola gli va bene e che non gli va bene».

Il problema è che questo treno con tantissimi vagoni rischierebbe di far deragliare l’unica filiera in grado di garantire strutturalmente bollette più basse per l’elettricità, ovvero quella delle rinnovabili. Come specificato da Pichetto, ancora una bozza del dl non è disponibile; la filiera industriale rappresentata dall’associazione di settore Italia solare – a valle d’incontri informali a livello istituzionale – è però venuta a conoscenza degli orientamenti contenuti nel provvedimento, e ha deciso di rivolgersi direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mettendo in guardia sui futuribili sviluppi.

«Siamo venuti a conoscenza di misure con le quali si disporrebbe, per il 2026-27 – scrive nella missiva (in allegato a coda dell’articolo, ndr) il presidente di Italia solare, Paolo Rocco Viscontini – il dimezzamento della tariffa del Conto Energia per gli impianti fotovoltaici costruiti circa 15 anni fa, quando gli impianti costavano fino a 10 volte quello che costano oggi. Gli incentivi del Conto Energia hanno consentito tra il 2009 e il 2012 l’installazione di oltre 16 GW di impianti fotovoltaici, il cui significativo contributo energetico ha aumentato la competizione tra le centrali termoelettriche, spingendo al ribasso i prezzi dell’energia per tutti gli italiani, con risparmi per famiglie e imprese paragonabili ai costi del Conto Energia stesso. Se la misura sopra menzionata dovesse trovare attuazione si tratterebbe dell’ennesimo intervento retroattivo sugli impianti in Conto Energia, destinato ad acuire la diffidenza di banche e investitori, che evidentemente terranno conto dei maggiori rischi degli investimenti nel fotovoltaico (e probabilmente in tutto il settore rinnovabili) incrementando tassi di interesse e tassi di remunerazione attesa degli investimenti».

I risultati attesi sarebbero due: il primo «un aumento dei prezzi dell’elettricità, esattamente il contrario dell’obiettivo che state perseguendo», avverte Viscontini. Il secondo è che «la norma sarà sicuramente oggetto di contenzioso, in Italia e all’estero, come avvenne per una analoga ma assai più tenue misura del 2014 che non venne bocciata dalla Corte costituzionale, perché fu giudicata compatibile con la salvaguardia degli investimenti (sentenza 16/2017). Tale valutazione non ci sembra applicabile alla norma in esame, perché il dimezzamento (per due anni) degli incentivi renderà impossibile pagare le rate di finanziamenti e leasing. Il tutto per ottenere, nel 2026-27, una riduzione media delle bollette intorno a 1 centesimo a kWh rispetto a bollette che per gli utenti residenziali sono ormai costantemente sopra i 30 centesimi di euro a kWh e per la maggior parte delle aziende sopra i 25 centesimi a kWh.

«Oggi, agli attuali prezzi di mercato, l’elettricità prodotta da nuovi impianti fotovoltaici – ricorda Viscontini – costa circa la metà di quella prodotta con il gas e protegge dalle relative fluttuazioni di prezzi (tant’è che dai nuovi “incentivi” lo stesso Gse preannuncia benefici, e non aggravi, in bolletta). Per ridurre e stabilizzare le bollette degli italiani sarebbe, quindi, sufficiente accelerare la diffusione del fotovoltaico sia in autoconsumo sia per la totale immissione in rete e parallelamente agire sulla la diffusione degli accumuli».

Del resto, in base all’ultima bozza diffusa del dl Energia e alla stessa relazione tecnica che l’accompagna, è evidente che l’approccio spalma-incentivi produrrebbe un aggravio in bolletta pari a 2,6 miliardi di euro, oltre a minare ulteriormente la stabilità normativa necessaria allo sviluppo industriale delle rinnovabili, che nel nostro Paese hanno visto rallentare sia la crescita delle installazioni (-3,9%) sia l’elettricità prodotta (-2,3%), proprio mentre la celebre rivista Science celebrava l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” dell’anno.

«L’introduzione di uno spalma-incentivi per il fotovoltaico farebbe aumentare il rischio regolatorio e, di conseguenza, aumentare le tariffe delle aste future – commentava pochi giorni fa Agostino Re Rebaudengo, fondatore di Asja energy e vicepresidente Finco – Nei mercati finanziari, simili interventi non vengono valutati come episodi isolati, ma come precedenti capaci di ridefinire l’affidabilità complessiva del quadro normativo di un Paese. Quando lo Stato modifica unilateralmente rapporti contrattuali già in essere, il messaggio per investitori e finanziatori è che anche strumenti nuovi e formalmente distinti potrebbero essere oggetto, in futuro, di revisioni discrezionali. L’esperienza maturata in Italia e in altri Paesi europei evidenzia come interventi normativi che incidono sui contratti in essere determinino un aumento del costo del capitale richiesto da investitori e finanziatori generalmente compreso tra uno e alcuni punti percentuali. Nel settore delle rinnovabili, e in particolare nel fotovoltaico utility-scale, caratterizzato da un elevato investimento quasi interamente upfront, anche variazioni contenute del costo del capitale si traducono in aumenti rilevanti dei prezzi offerti in asta. L’aumento del rischio regolatorio ha conseguenze immediate e misurabili: costi più alti del capitale, spread bancari maggiori e premi per l’incertezza più elevati. Quindi, nelle prossime aste, se la misura venisse introdotta, i produttori sarebbero obbligati a incorporare questi maggiori costi nel prezzo offerto. Si tratta di una dinamica ben nota nei modelli di project financing utilizzati da banche e investitori internazionali, per i quali la stabilità regolatoria rappresenta un fattore determinante nella valutazione del rischio».

Per avere dunque un uovo oggi, ovvero un risparmio nel breve sulla bolletta, il conto complessivo imposto da questa versione del decreto Energia sale. E soprattutto, rischia di ammazzare la gallina domani, introducendo l’ennesimo rischio regolatorio che scoraggia lo strumento migliore per abbassare le bollette in modo strutturale e sganciarci dal gas: gli investimenti in nuovi impianti rinnovabili.

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Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.