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Ciclone Harry, Legambiente al governo: «Non basta rincorrere le emergenze, serve prevenzione»

Oggi il Consiglio dei ministri sullo stato d’emergenza per gli eventi meteo estremi che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Il Cigno verde denuncia il silenzio su come affrontare la crisi climatica in atto e chiede l’attuazione del Pnacc e l’approvazione della legge contro il consumo di suolo
 |  Prevenzione rischi naturali

In Italia, nel 2025, stando ai dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con un aumento del 5,9% rispetto al 2024. E tra le regioni più colpite c’è la Sicilia con 45 eventi meteo estremi, che è risultata al secondo posto dopo la Lombardia (50). Di questo passo, secondo un recente studio dell’Università di Mannheim, i danni subiti dal nostro Paese a causa di ondate di calore, siccità e alluvioni potranno di anno in anno lievitare: se nel 2025 sono stati pari a 11,9 miliardi di euro, in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro.

Sul fronte della prevenzione al dissesto idrogeologico, dal 1999 al 2024 sono stati 20,5 i miliardi di euro spesi per ben 25.903 interventi relativi alla mitigazione del dissesto idrogeologico (elaborazione Legambiente su dati Rendis, Ispra). Soldi destinati alla prevenzione e che hanno visto portare a termine ben il 35,7% dei lavori previsti, ossia 9.247 su 25.903 per un importo di spesa di circa 5,6 miliardi, ma che al momento sono risultati essere meno efficaci di quanto atteso, visto che – sempre secondo i dati di Ispra – il rischio idrogeologico nel nostro Paese è aumentato nel corso degli ultimi decenni arrivando ad interessare il 94% dei comuni italiani (erano l’88% nel 2015 e il 91% nell’aggiornamento del 2018).

Tutto ciò è di strettissima attualità, considerando quanto avvenuto in Sicilia, Calabria e Sardegna. E considerando quel che sta facendo e che soprattutto non sta facendo il governo italiano, di fronte agli eventi meteo estremi resi sempre più frequenti e devastanti dall’attuale crisi climatica. «Ancora una volta l’Italia rincorre le emergenze invece di prevenirle con azioni di mitigazione e adattamento. Mentre il Governo si appresta con il Consiglio dei ministri di oggi a decretare lo stato di emergenza per la Sicilia e i territori del sud Italia colpiti dal ciclone Harry – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – resta il grande silenzio su come affrontare la crisi climatica in atto».

Da tre anni, ricorda il presidente del Cigno verde, il Paese attende l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, Pnacc, un piano rimasto solo sulla carta, dato che le risorse economiche necessarie per attuarlo non sono state mai state stanziate. «Neanche nell’ultima legge di bilancio è stato inserito un riferimento al Pnacc – sottolinea Ciafani – mentre dall’altro lato il Governo va spedito sul Ponte sullo stretto di Messina. Intanto i territori sono sempre più schiacciati dalla crisi climatica che avanza con un’Italia che di anno in anno si trova a fronteggiare eventi meteo estremi in aumento e fenomeni come gli uragani mediterranei che prima non conosceva».

Per questo Legambiente chiede a Palazzo Chigi di attivarsi con un intervento immediato: «Oltre ad aiutare i territori colpiti dal ciclone Harry, c’è bisogno di mettere in campo una strategia nazionale per la prevenzione – ribadisce Ciafani – Tra le azioni prioritarie da cui partire: l’attuazione del Pnacc, prendendo le risorse necessarie per attuarlo da quelle destinate al Ponte sullo Stretto, l’approvazione della legge contro il consumo di suolo, il cui iter legislativo iniziato nel 2012 è fermo in Parlamento, e azioni come riaprire i fossi e i fiumi tombati nel passato, recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (Suds) che sostituiscano l’asfalto e il cemento».

 Per quanto riguarda la mancata attuazione del Pnacc, Legambiente ricorda, che ad oggi pesa l’assenza del “Forum permanente per la promozione dell’informazione, della formazione e della capacità decisionale dei cittadini e dei portatori di interesse”, che funge da organo consultivo, cruciale per gli aspetti di concertazione, e che dovrebbe affiancare l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, istituito nelle scorse settimane con quasi due anni di ritardo.

Redazione Greenreport

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