Mulini a vento 5, Trump 0: tutti i parchi eolici offshore in costruzione che il tycoon voleva bloccare vanno completati
Cinque a zero. Neanche Don Chisciotte era uscito così malconcio dalla battaglia contro i mulini a vento. La storia è presto detta: a dicembre, giusto tre giorni prima di Natale, il dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha bloccato cinque progetti eolici offshore che erano stati completati per oltre il 40%, come minimo: Vineyard Wind 1, Revolution Wind, Coastal Virginia Offshore Wind, Sunrise Wind ed Empire Wind 1. Il progetto Vineyard Wind, situato al largo della costa del Massachusetts, era completato addirittura al 95% e già forniva energia alla rete. Gli ordini impartiti da Donald Trump hanno bloccato questi progetti da miliardi di dollari già completamente approvati e in gran parte realizzati perché i «mulini a vento», come il tycoon chiama sprezzantemente gli impianti eolici, mal si conciliano con le sue politiche a favore dei combustibili fossili e centrate sul motto «drill, baby, drill». Aspetto tutt’altro che secondario per un presidente che affossa le rinnovabili perché a suo dire non sarebbero vantaggiose dal punto di vista dello sviluppo economico e del rilancio occupazionale, con quella decisione prenatalizia Trump ha mandato a casa migliaia di lavoratori in un momento in cui le attività nel settore dell’edilizia scarseggiavano e la domanda di energia era vicina al picco, tanto che nei giorni più freddi di gennaio la produzione di energia elettrica affidata al carbone è aumentata del 31% .
Ebbene, dopo aver provocato disagi e perdite con il suo stop ai lavori, Trump è uscito sconfitto in questa sua personale battaglia contro i «mulini a vento»: tutti e cinque gli ordini di sospensione dei lavori sono stati contestati in tribunale e in tutti e cinque i casi i giudici si sono pronunciati a favore dei progetti eolici offshore. L’ultimo niet al tycoon e via libera alle turbine, dopo altri che erano già arrivati nelle scorse settimane, è stato pronunciato ieri dalla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia. Il giudice Royce Lamberth ha affermato nella sua sentenza che l’Ufficio per la gestione dell’energia oceanica del dipartimento degli Interni non ha identificato, nel materiale riservato presentato alla Corte, quali fossero le preoccupazioni relative specificatamente al parco di Sunrise Wind, già completato per il 45%.
Così ora Sunrise Wind si unisce a Coastal Virginia Offshore Wind, Empire Wind, Revolution Wind e Vineyard Wind, tutti progetti che nelle scorse settimane hanno ottenuto l’autorizzazione a riprendere i lavori interrotti prima di Natale per volere della Casa Bianca.
Complessivamente, questi progetti forniranno energia sufficiente per circa 2,5 milioni di abitazioni e aziende della costa orientale degli Stati Uniti. Nel dettaglio: Sunrise Wind è stato completato quasi al 45% e fornirà energia sufficiente per 600.000 abitazioni e aziende a New York; Vineyard Wind è stato completato al 95%, è parzialmente operativoe e fornirà energia sufficiente per 400.000 abitazioni e aziende nel Massachusetts; Empire Wind è completato quasi al 60% e fornirà energia sufficiente per 500.000 abitazioni e aziende a New York; Revolution Wind è stato completato per oltre l’80% e fornirà energia sufficiente per oltre 350.000 abitazioni e aziende nel Rhode Island e nel Connecticut; Coastal Virginia Offshore Wind dovrebbe fornire energia alla fine di marzo 2026, sufficiente per oltre 600.000 abitazioni e aziende in Virginia.
Cantano vittoria le aziende e i lavoratori coinvolti, ma anche le associazioni ambientaliste, a cominciare dallo storico Sierra club: «Le vittorie unilaterali in tribunale sono la prova di ciò che sapevamo fin dall’inizio: Donald Trump ce l’ha con l’eolico offshore, ma noi non ci arrenderemo senza combattere. Le comunità meritano un futuro più pulito, più economico e più sano, e l’eolico offshore ci aiuterà a raggiungerlo», dice Nancy Pyne. «Siamo lieti di vedere gli 800 lavoratori di Sunrise Wind, composti in gran parte da newyorkesi locali, tornare al lavoro su questo progetto fondamentale», aggiunge Allyson Samuell, rappresentante senior del Sierra Club a New York. «Una volta costruito, Sunrise Wind fornirà a 600.000 abitazioni locali energia rinnovabile, affidabile e accessibile: questa energia è estremamente necessaria e particolarmente importante durante le ondate di freddo estremo e le tempeste invernali come la tempesta Fern».