Gaia Blu, al via la spedizione Cnr per indagare il flusso di rifiuti nei canyon sottomarini della Sardegna
In Europa consumiamo ogni anno 62,8 milioni di tonnellate di materiali plastici – per il 33,9% imballaggi – e due terzi diventano subito rifiuti: solo il 19% delle plastiche viene riciclato, nonostante esperienze d’eccellenza sul fronte degli imballaggi. Al contempo cresce l’inquinamento da plastica nei nostri mari, cui quest’estate il fallimento del Trattato internazionale sostenuto dall’Onu non ha ancora saputo mettere un freno.
È in questo contesto che sta per partire Gaia Blu, la nave da ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che dall’8 al 19 gennaio sarà in Sardegna per la campagna “Source2sink”, con l’obiettivo di indagare il ruolo della morfologia dei fondali e delle correnti marine nel trasporto di sedimenti e rifiuti marini nel Golfo dell’Asinara e lungo il sistema di canyon sottomarini di Castelsardo.
“Source2Sink” significa letteralmente “dalla sorgente al deposito”; il percorso che porta materiali dalla terraferma fino al mare aperto e ai fondali è guidato dalla dispersione e ritenzione ad opera delle correnti marine e una mappa dettagliata del fondale renderà visibile un paesaggio sottomarino complesso, dove canyon convogliano i sedimenti e rifiuti verso profondità elevate.
«In mare, i rifiuti, soprattutto le plastiche – spiegano dal Cnr – si frammentano e persistono a lungo, interagendo con la fauna marina e influenzando attività economiche e sociali legate al mare e alla salute umana. In quest’ottica, lo studio dei processi di trasporto in mare, che governano l’accumulo di rifiuti, permette di acquisire informazioni utili per la protezione di habitat sensibili, migliorare l’efficacia delle azioni di gestione e aumentare la consapevolezza pubblica sugli impatti che le attività umane, sulla terra, generano in mare aperto e sul fondale marino». Nel merito, è utile ricordare che secondo i dati Ispra l’86,5% dei rifiuti trovati in ambiente marino è connesso ad attività di pesca.
La campagna di studio, promossa dai ricercatori della sede di Oristano dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino del (Cnr-Ias), prevede osservazioni oceanografiche e geofisiche. Le prime includeranno la misura in stazioni predefinite di variabili fisiche lungo la colonna d’acqua, come temperatura e salinità, e misure di corrente marina con strumenti di bordo e boe di superficie (drifters) per seguire i movimenti degli strati più superficiali. Le seconde prevederanno nuove acquisizioni morfo-batimetriche nel settore più profondo (oltre 600 m) del margine occidentale sardo e rilievi ad alta risoluzione morfo-batimetrici e sismici nella testa del canyon di Castelsardo. Inoltre, i ricercatori della Fondazione CIMA si occuperanno di avvistamento di grandi cetacei e specie sensibili, informazioni necessarie per la valutazione della loro distribuzione in mare in relazione ad i rischi associati alla navigazione.